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In questo numero

Aldo Tambellini

domenica 10 Aprile, 2011 | di Nicole Braida
Aldo Tambellini
Festival
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FilmForum Udine/Gorizia 5-14 aprile 2011

Archive Project
Il progetto iniziato due anni fa da Giulio Bursi e Pia Bolognesi con il supporto di La Camera Ottica, centro per il restauro audiovisivo dell’Università di Udine, riporta alla luce buona parte del materiale d’archivio dei lavori di Aldo Tambellini.

L’artista nato a Syracuse, ma di origine lucchese, nel 1959 fonda a New York il “Group-center” , con l’idea di organizzare performance e show della contro-cultura underground.
Alcuni dei suoi lavori di videoarte relativi agli anni ’60 sono stati presentati ieri in anteprima per gli spettatori del Film Forum, dopo il lungo processo di restauro e in parte di digitalizzazione di Black Series. La particolarità di questi lavori rivela l’uso di tecniche pittoriche (tramite inchiostro) direttamente sul singolo fotogramma e dunque spesso senza l’uso della macchina da presa, alternate a bruciature, motivi ricorrenti quali la spirale e solarizzazioni. Un lavoro decisamente certosino e che si ricollega all’immaginario dell’espressionismo cinematografico europeo. Il percorso di Tambellini si è poi rivolto alle “electromedia performances”, che raggruppavano oltre alla pittura su pellicola, performance di poesia, danza e musica e che si inseriscono nella scena del “Gate Theatre”, un teatro pubblico per filmmaker indipendenti d’avanguardia, fondato nel 1967 da Tambellini insieme ad Otto Piene.  Il recupero di buona parte del materiale, anche quello relativo agli anni ’70 e ’80, è stato un evento piuttosto fortunato, come hanno spiegato Pia Bolognesi e Giulio Bursi: la moglie di Tambellini ha infatti ritrovato una decina di anni fa un vero e proprio archivio rimasto dimenticato in un garage. Ora il materiale fa parte dell’ Harvard Film Archive ed è grazie al lavoro dei due ricercatori italiani che parte di questo è giunto fino a Gorizia per essere restaurato. Un progetto che è ancora in process, ma che ha già raggiunto degli importanti obiettivi. Grazie infatti al supporto di LightCon, un’associazione francese non-profit che si occupa di promuovere, distribuire e preservare il cinema sperimentale, 6 dei lavori in 16 mm di Black Series possono essere ora distribuiti e fruiti da un pubblico più ampio.

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