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In questo numero

Gli sgommati

martedì 27 Dicembre, 2011 | di Edoardo Peretti
Gli sgommati
TV
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Aria di satira
Arrivato a metà della seconda stagione, Gli sgommati quasi quotidianamente fa il punto sulla situazione politica nostrana con brevi puntate.

I pupazzi in gommapiuma/lattice dei politici sono accompagnati da quelli di giornalisti “anchormen” quali Santoro, Vespa e Mentana e, saltuariamente, da personaggi dello spettacolo (Biscardi e Cassano nelle prime puntate, di cui erano i presentatori, Lapo Elkann recentemente). Il format di Sky si pone quindi come un divertito e sferzante diario della nostra quotidianità politica, con un approccio del tutto bipartisan che non risparmia nessuno e con riferimenti continui al patrimonio musicale e al panorama cinematografico e televisivo.
Dopo i primi mesi di rodaggio, e un inizio, pur con qualche colpo di genio, un po’ claudicante, gli sgommati hanno raggiunto gradualmente, per esempio eliminando le caricature di Biscardi e Cassano che nelle prime puntate avevano il ruolo di presentatori, un livello complessivo decisamente buono. Naturalmente in un programma di satira quasi quotidiano è fisiologico che a momenti riusciti e molto riusciti si alternano altri meno efficaci e concessioni all’umorismo più triviale (spesso collegato alla trivialità della cronaca politica), ma in generale possiamo sostenere che l’allegra compagnia di pupazzi è il programma satirico, pur con qualche distinguo, migliore del nostro panorama televisivo. Questo tenendo presente il presupposto per cui si rivolge ad un pubblico potenzialmente vastissimo anche per quanto riguarda conoscenze, interessi e consapevolezze politiche: a ciò si deve la compresenza da un lato di sketches e di soggetti riconoscibili e capibili più o meno da tutti  e le concessioni  all’aria dominante dell’antipolitica, e dall’altro di riferimenti più raffinati e meno immediati spesso assenti altrove. Questo rende in seconda analisi il programma anche una cassa di risonanza dell’umore generale dell’opinione pubblica: Gli sgommati non si pone come voce di una parte politica, ma semmai come voce dell’italiano medio e della sua solenne incazzatura contro la classe che lo governa, concessioni al qualunquismo comprese. Questo, insieme alla maggiore libertà che il non essere sulla televisione pubblica o sulle reti mediaset comporta, fa sì che tra i bersagli ci siano i protagonisti di tutto l’arco costituzionale, e che siano tutti colpiti con la stessa efficacia, compresi soggetti latitanti o solo sfiorati dal restante panorama satirico delle reti generaliste, come quella parte di sinistra santoriana/salottiera o protagonisti dei poteri forti come Luca Cordero di Montezemolo. Questo è di certo un grande merito, ma allo stesso tempo certe derive qualunquiste lasciano un retrogusto un po’ amaro. Schematizzando possiamo dire che se molti dei singoli sketches sono sferzanti ed efficaci, ed alcuni geniali, l’operazione nel suo insieme, pur, ripetiamolo, generalmente valida, lascia qualche dubbio, proprio per le continue, a volte motivate e a volte meno, concessioni agli umori dell’opinione pubblica e l’apparente assenza di un’ulteriore direzione ben definita.

Il secondo punto generale sono i frequenti riferimenti al contesto cinematografico: i pupazzi rivivono trailer e scene di film vecchi e nuovi, naturalmente alla luce delle vicende politiche; questi ultimi spesso sono i momenti più divertenti ed efficaci. Da Mario Monti che diventa Mario Cullen assetato del sangue dei contribuenti, a Bersani che in Psycho è schizofrenico, diviso tra l’anima di sinistra e quella che sostiene la manovra, fino a Fini politicamente morto ne Il sesto senso e solo in Cast Away, quando Gli sgommati fanno riferimento al grande schermo danno spesso il meglio di loro, e noi ridiamo con più gusto.

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