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And the Oscar goes to

giovedì 1 Marzo, 2012 | di Roy Menarini
And the Oscar goes to
Editoriale
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Non c’è molto da aggiungere alle montagne di parole che si sono fin da subito addensate intorno al trionfo di The Artist.
Né vale la pena continuare nel dibattito su The Artist sì o The Artist no, visto che il successo di critica e pubblico ha relegato noi scettici in un angolino molto residuale della diatriba.

Un film, quello francese, comunque molto importante al di là del suo stesso valore, sia ovviamente per la sperimentazione sul muto e sul concetto di falso d’autore, sia per le molte implicazioni sotterranee che propone (modernità/tradizione, progresso tecnico/storia del cinema, muto/sonoro, etc.). Detto questo, è stato sorprendente leggere su un quotidiano come la Gazzetta dello Sport una delle disamine più limpide sul film di Hazanavicius, quella di Giorgio Dell’Arti nell’ormai mitica rubrica “La domanda del giorno”, dove si suggerisce che The Artist vada letto nell’ottica della “contrainte”, ovvero della “costrizione” che l’autore si assegna per mettere alla prova la sua creatività estetica. L’idea di “contrainte” deriva dal gruppo Oulipo di Georges Perec e compagni, e ci parla di un periodo in cui il modernismo letterario cominciava a trasformarsi nel futuro postmodernismo, dove il confine tra decostruzione delle logiche dominanti e gioco sui linguaggi cominciava a diventare labile. Perec scrisse un romanzo senza usare la “e”. Lars von Trier, pur infinitamente più serioso di Oulipo, ha fatto della “contrainte” un totem, non solo nel film più apertamente ispirato all’idea (Le cinque variazioni) ma anche nel manifesto stesso del Dogma. Ora la “contrainte” – costringersi a girare un film con le regole del muto – ha conquistato persino il dorato mondo degli Oscar. Risultato sorprendente, forse più del fatto che un film muto contemporaneo abbia portato a casa le statuette. Ora, bisogna capire che funzione potrà avere la “contrainte” nel cinema contemporaneo. Dopo l’idea di nouveau roman, dopo il postmoderno, c’è una nuova configurazione culturale e sociale attraverso la quale far funzionare questa idea o si tratterà sempre e solo di un divertissement? Prendiamoci tempo per rispondere. Al momento The Artist sembra essere semplicemente se stesso. Non è poco, si dirà. Forse: ma se gemmasse qualche riflessione più profonda sulla settima arte nell’epoca del post-cinema assumerebbe in futuro un peso ben più considerevole.

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