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My One and Only

giovedì 8 Marzo, 2012 | di Edoardo Peretti
My One and Only
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I favolosi e decisivi anni ’50
My One and Only è un film del 2009 diretto da Richard Loncraine, non distribuito nei cinema italiani, e lanciato nel 2011 sul mercato dvd con il titolo Viaggio d’estate: l’opera è visibile, doppiata e divisa in sette parti, su youtube. Passato quindi in sordina nel nostro paese, il film merita un recupero, così come avrebbe meritato maggiore considerazione e fiducia al momento della sua uscita.

Nella prima mezz’ora, per esempio si respira grazie al brio e al sarcasmo dei dialoghi la brillantezza tipica delle screwball comedy, o delle commedie di Billy Wilder. Umorismo e amarezza, perlomeno per più di tre quarti dell’opera, si fondono efficacemente, regalandoci un lieve e allo stesso tempo pungente ritratto di donna e della società americana degli anni cinquanta. Ann Deveraux (Renée Zellweger) è una ricca newyorkese sposata con un direttore d’orchestra (Kevin Bacon) donnaiolo e inaffidabile: la donna è fuori dal mondo, incapace di lavorare, e madre di due figli: Robbie, aspirante attore ed evidentemente omosessuale, e George, la voce narrante, decisamente il personaggio con più testa sulle spalle. Beccato il marito in flagrante con una giovane musicista, ha un moto d’orgoglio: prende con sé i due figli e decide di lasciare Manhattan, dirigendosi a sud ovest per cambiare vita. Partita con le migliori intenzioni, fiduciosa di trovare presto marito, si rende presto conto della dura realtà, sullo sfondo della società americana degli anni cinquanta da un lato ancora tradizionale e arcigna, dall’altro culla dei primi segni di mutamento del tessuto del paese. In un percorso che significativamente ricorda quello tradizionale della conquista della frontiera, il viaggio della donna e dei due figli rappresenta anche, come la scena del drive-in mostra chiaramente, la messa in discussione del sogno americano tradizionale, e la necessità di un suo rinnovamento. Non solo i tre appaiono come portatori di idee e comportamenti nuovi ancora non pienamente consapevoli, che nella società esploderanno nel decennio successivo e che crescono in loro gradualmente lungo tutta la vicenda raccontata, (ll femminismo della protagonista e il consapevole e indipendente protagonismo dei giovani), ma attraverso il rapporto con i personaggi secondari, soprattutto gli aspiranti mariti, ci mostrano proprio quei valori e costumi tradizionali ancora dominanti ma che iniziavano a mostrare le prime crepe della loro inadeguatezza e del loro arcaismo. C’è l’eco di tutto quello (dalla guerra di Corea, al maccartismo e alla fobia comunista, dalla questione razziale, alle crescenti tensioni sociali, e ai costumi che iniziano a mutare nonostante una donna che si avvicina ad un uomo solo al bancone del bar possa essere arrestata per adescamento e prostituzione) che ha fatto degli anni cinquanta un decennio fondamentale da rileggere come contradditorio, sofferto e decisivo per l’evoluzione degli Stati Uniti. Come in molte altre commedie più o meno riuscite dei primi anni duemila (Mona lisa Smile, pleasentville, Sbucato dal passato fino a Prova a prendermi) gli anni cinquanta del presidente Eisenhower sono visti come periodo di crescenti contrasti culturali e di valori, che porteranno da un lato ad una società più libera, ma anche più divisa, e ad un sogno americano sempre presente, ma anche più opaco, disilluso e meno ingenuamente ottimista.

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