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6 passi nel giallo

giovedì 15 Marzo, 2012 | di Eleonora Degrassi
6 passi nel giallo
Serie TV
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Il terrore non corre sul filo
Il thriller e il noir tornano sul piccolo schermo. A farsi, grazie ad una coproduzione Italia-Usa, 6 passi nel giallo, ciclo di episodi che ha avuto inizio il 22 febbraio su canale 5, è Lamberto Bava, assieme a Roy Bava e Edoardo Margheriti.

Affondare le mani nell’intricato groviglio delle paure più nascoste, delle pulsioni più vergognose dell’uomo e realizzarne un ciclo sulla carta poteva essere un’idea interessante, ma nella realizzazione qualcosa non torna, qualcosa, in quella che poteva essere un’affascinante seduta psichiatrica, è andato storto. Quale effetto deve produrre un film di questo genere? Terrore, angoscia, claustrofobia, voglia di fuggire ma anche desiderio di restare. Tutto questo a patto che ogni cosa sia fatta “come dio comanda”. Partiamo da un dato di fatto: 6 passi nel giallo non ti fa fa sobbalzare e neppure gridare e non c’è nulla di più triste al mondo di un film giallo che non fa paura. I primi tre film, Presagi (3,327 milioni di spettatori), Sotto protezione (3,2 milioni di spettatori) e Souvenirs (3,37 milioni di spettatori), girano tutti intorno alla stessa tematica: la violenza sulle donne. I registi sembrano strizzare l’occhio all’attualità, ai casi di cronaca nera che imperversano nei nostri giornali e telegiornali, in una sorta di coazione a ripetere stancante e nauseante. Pochezza d’idee, mancanza di fantasia e creatività, questo è 6 passi nel giallo. Sceneggiatura, regia, recitazione sono già visti, banali, piatti e monocordi, pensiamo all’incipit di Presagi e Sotto protezione, praticamente lo stesso: una bambina vestita con un cappuccetto rosso fugge in un viale alberato, rincorsa da un “lupo”; una ragazza fugge in un bosco, rincorsa da un’ombra. Si può raccontare solo la storia di una novella cappuccetto rosso, persa e impaurita? Non è forse troppo facile spaventare quando si tratta di giovani donne inermi e fragili o bambine indifese? Non è forse troppo facile cavalcare l’onda emotiva provocata da quelle tragedie, oramai casi mediatici – i cui protagonisti diventano per noi “persone” familiari, siano essi vittime o carnefici? Saranno domande retoriche ma per essere chiari: le scelte fatte dai Bava e da Margheriti sono tutte troppo facili. Intendiamoci molti film, capolavori della cinematografia di ogni tempo, hanno trattato questi argomenti ma poggiando su sceneggiature forti, intelligenti e plausibili, su attori spaventati e terrorizzati loro stessi dalla storia che stavano recitando. Le bionde vittime del “lupo” (Presagi) e la bella e desiderata Maria Silvestri (Sotto protezione) stuprata e uccisa, vengono trattate in maniera superficiale, lasciando da parte l’affondo in quelle che sono psicologia e libido malata del Carnefice e terrore della Vittima, sguazzando invece nelle love story che si intrecciano tra i protagonisti: un’incomprensibile e senza emozioni Andrea Osvart, più narcolettica che sensitiva e una Katrine Law – conosciuta anche per la serie Spartacus –, giornalista in Sotto protezione che indaga sul caso Silvestri. Tutte le fortune finiscono, anzi iniziano, con l’innamorarsi dell’ispettore Graig Bierko e della guardia del corpo Adriano Giannini, che, attraenti, barbuti e cavalieri senza macchia e senza paura, sono sempre pronti a salvarle. Dunque anche in questo caso vengono utilizzati cliché oramai logori che danno un senso di già visto e già sentito a tutta l’opera. Almeno l’inizio del terzo film, Souvenirs, si discosta dai precedenti – in questo caso il killer seriale è un “collezionista” di scalpi femminili, un profiler dell’FBI, interpretato da Demetri Goritsas, trova incredibilmente nella casa da lui acquistata, inciampando su un cavo a terra, la mostruosa e insolita raccolta – ma si marcia sempre e comunque sulle stesse linee guida, sugli stessi luoghi comuni, considerati forse più affidabili e sicuri, timorosi di intraprendere strade nuove. Coproduzioni, cognomi importanti, attori beniamini del pubblico non bastano a portare a casa il risultato, non solo il ciclo non è premiato dall’auditel, ma neppure fa sperare in un noir all’italiana.

6 passi nel giallo [id., USA 2012] IDEATORI Leonardo Bava, Edoardo Margheriti, Roy Bava.
CAST Katrine Law, Adriano Giannini, Andrea Osvart, Graig Bierko, Demetri Goritsas, Erica Durance, Rob Estes.
Giallo/Thriller, durata 90 minuti (episodio), 6 puntate.

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