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The Lady

lunedì 26 Marzo, 2012 | di Matteo Nicola Bottino
The Lady
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La lunga strada verso la Democrazia
Ci sono storie e biografie così “grandi” da non poter essere ingabbiate in un film senza venire inevitabilmente ridotte e semplificate. Eppure proprio per la loro importanza e per il messaggio che veicolano meritano di essere portate sul grande schermo, anche al di là dell’effettivo risultato artistico e cinematografico.

È il caso di The Lady, film diretto da Luc Besson che ripercorre la vita di Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana e attivista per i diritti civili, insignita nel 1991 del Premio Nobel per la Pace, costretta dalla dittatura militare che governa il Paese a scontare 15 anni di arresti domiciliari nonostante una vittoria schiacciante ottenuta insieme al suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, nelle elezioni del 1990.
Se da un punto di vista registico e stilistico Besson rischia fin troppo poco, firmando un’agiografia dal sapore decisamente classico, didascalico e scontato, la sceneggiatura di Rebecca Frayn sceglie di focalizzarsi soprattutto sulla storia d’amore tra Suu Kyi e il marito Michael Aris, straordinariamente interpretati da una camaleontica Michelle Yeoh e da David Thewlis. Il dato politico lascia così il posto al melodramma famigliare, mostrando le conseguenze e i sacrifici che una simile dedizione alla causa politica e civile ha comportato sulla loro vita privata e affettiva. Come è stato giustamente osservato da più parti, la figura di Aung San Suu Kyi si situa nella galleria di figure femminili forti e coraggiose protagoniste del cinema di Besson, ma è altresì vero che ad emergere con forza è la figura di Aris. Accademico ad Oxford, ha incessantemente sostenuto con devozione la moglie, quasi sempre a distanza e dietro le quinte a causa del ripetuto divieto di raggiungerla da parte delle autorità birmane, morendo di cancro a soli 53 anni, senza poterla riabbracciare un’ultima volta.
L’uscita del film in questi giorni (purtroppo in pochissime sale) non è casuale: il 1° aprile in Birmania si terranno nuove elezioni a cui Aung San Su Kyi e il suo partito parteciperanno e, proprio in queste ore, problemi di salute l’hanno costretta a sospendere temporaneamente gli impegni della campagna elettorale. Ci auguriamo che in quell’occasione i semi gettati in questi anni dall'”orchidea d’acciaio” possano finalmente sbocciare, restituendo dignità a un popolo e una nazione troppo a lungo martoriati.

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