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Criminal Minds – Season 7

giovedì 24 Maggio, 2012 | di Eleonora Degrassi
Criminal Minds – Season 7
Serie TV
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Voto autore:

I prigionieri della mente
“Gli uomini non sono prigionieri del fato, ma prigionieri delle loro menti”; con le parole di Franklin D. Roosevelt, il dottor Spencer Reid/Matthew Gray Gubler, apre uno degli episodi della 7^ stagione della serie Criminal Minds, ideata da Jeff Davis e ispirata al ricco archivio che copre 35 anni di “storia” dei serial killer americani.

Menti geniali, malate, violate, portate allo stremo delle forze; menti che subiscono e sopportano, ma anche quelle che ideano e desiderano. Al centro di Criminal Minds c’è la mente umana: fin dal 2005 abbiamo imparato a conoscere, capire i volti, i gesti dei criminali; i carnefici sono catalogati dall’unità analisi comportamentale (BAU Behavioral Analysis Unit), per mano della squadra speciale del FBI, composta da David Rossi/Joe Mantegna, Aaron “Hotch” Hotchner/Thomas Gibson, Derek Morgan/Shemar Moore, Spencer Reid, Jennifer “JJ” Jareau/A.J. Cook, Penelope Garcia/Kirsten Vangsness e Emily Prentiss/Paget Brewster. criminal_mindsIl team lavora analizzando i vari indizi trovati sulla scena del crimine, per costruire un profilo del S.I. di turno, per studiarne abitudini, pulsioni, formando la mappa mentale del killer. Ci troviamo in vicoli bui, dove prostitute, vagabondi, tossici, srotolano la loro vita quasi in attesa che l’S.I (Soggetto Ignoto). li “salvi”, temiamo che nostra figlia sedicenne venga trovata violentata, stuprata, viviamo nel terrore che qualcuno entri in casa nostra e spari alla nostra famiglia. Viene indagato il rapporto carnefice-vittima, e, se, attraverso il primo, analizziamo le ragioni di tanta efferatezza, attraverso la seconda cogliamo l’origine della paura. Urla, sangue, lacrime non ci vengono risparmiate, l’occhio si ferma insistentemente sui corpi tremanti e spaventati, sui brandelli di carne martoriata per vendetta, desiderio sessuale, voglia di rivalsa o brama deviante e deviata di vedere la sofferenza negli occhi dell’altro, ma entriamo anche nell’angoscia della famiglia che attende notizie. Immergiamo le mani nel magma materico della paura, quella lacerante dei genitori per i figli, quella struggente dei fidanzati per l’amore della loro vita, quella devastante per se stessi, ma anche quella che ti fa mettere a repentaglio la tua stessa carriera, la sua stessa vita per i tuoi compagni. Dopo 7 stagioni, dopo tanti killer, dopo tante storie più o meno simili, ha ancora senso raccontare Criminal Minds? Ha ancora senso parlare di paura? In un momento storico come questo, in cui non c’è alcuna certezza, anzi in un gioco di parole surreale, l’unica certezza è che non ci sono certezze, è importante e calma e placa sapere che il cattivo di turno verrà incriminato, che il raggiungimento della verità è vicino, che c’è una strada sicura da seguire e che alla fine nessuno soffrirà più, almeno fino al prossimo episodio, basta fidarsi della squadra, basta aver fiducia nei nostri eroi. È necessario smembrare quel monstrum che mangia dal di dentro la società e ognuno di noi, inabissarsi negli anfratti più profondi e celati dell’Uomo per avere la sensazione che il male si può arginare e addirittura capire. Qui il male ha sempre origini lontane, ad esso c’è sempre un motivo; un S.I., che è pronto a rapire, violentare, uccidere ha una vita passata, un dolore atavico che l’ha portato a diventare ciò che è diventato, ad agire come ha agito. Iniziamo così a non temere più, partecipiamo ad uno spettacolo catartico, viviamo quel dolore per esorcizzare il nostro dolore, la nostra paura “vera”, mettiamo la nostra “vita spettatoriale” nelle mani di agenti di cui ci fidiamo e ci sentiamo un po’ più sicuri. In questo rapporto di fidelizzazione spettatore-personaggi siamo coinvolti nelle sofferenze di Hotch, trepidiamo sperando che Prentiss non se ne vada di nuovo, contiamo che Reid resti sempre lo stesso, attendiamo il solito “gioco erotico” tra Morgan e Penelope; insomma siamo legati ai nostri beniamini in maniera così forte da non sopportare né la loro perdita né il loro allontanamento. È inevitabile, di cambiamenti ce ne sono stati in questi anni nella serie – alcuni hanno lasciato, altri sono arrivati. E, nonostante in questa stagione il ritmo del racconto sia più lento, la storia meno dinamica, Criminal Minds resta sempre un viaggio affascinante nei meandri della mente umana, alla scoperta degli inferi che abitano in noi e “producono” il male, e ci lasciamo invadere da quella “sana” paura che, almeno qui, ha un inizio e una fine.

Criminal Minds – Season 7
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