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Ribelle – The Brave

giovedì 13 Settembre, 2012 | di Maria Cristina Andrian
Ribelle – The Brave
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Quanto è difficile crescere!
L’infanzia di Walt Disney non è stata felice, con un padre padrone e una madre troppo debole per difendere lui e i suoi fratelli. Forse da qui la presenza nelle sue storie di matrigne, padri assenti o troppo distratti per occuparsi della prole? Se la semplificazione psicoanalitica c’ha azzeccato, vien da chiedersi che infanzia abbiano avuto quelli della Pixar che hanno lavorato alla creazione dell’ultima arrivata fra le principesse disneyane, la scozzese (e riccia) Merida.

Decisa a non sottomettersi a una tradizione che la vorrebbe impeccabile in ogni situazione e pronta a sottostare a un matrimonio combinato, Merida si trova continuamente a scontrarsi con la madre, la regina Elinor, che a differenza del padre più permissivo, tenta di domare la figlia con la stessa tenacia con cui prova a pettinarle la chioma leonina. Non volendo accettare un destino che non sente adatto a lei, Merida chiede aiuto alla magia, trasforma la madre in orso e, per un curioso rovesciamento dei ruoli, si trova costretta a badare alla regina mentre tenta di risolvere la spinosa faccenda.
Calando la vicenda nei panni più tradizionali di una storia targata Disney, la Pixar in Ribelle abbandona personaggi meno convenzionali senza nulla sacrificare della filosofia che ha reso i suoi film dei capolavori, proponendo una nuova storia di crescita comune, come, ad esempio, quelle di Woody in Toy Story, di Marlin in Nemo o del vecchio Karl in Up.
Ribelle non ha problemi a mostrare che la famiglia non è sempre un’isola felice, sottolineando però che i contrasti al suo interno nascono spesso dall’assenza di dialogo: nel gruppo si può crescere e maturare, anche quando sembra troppo stretto per le nostre vedute. La forza di questo film sta nel presentare i due opposti punti vista – tradizione e cambiamento, genitori e figli – senza demonizzarne nessuno, poiché entrambi sono indispensabili. Niente sentimentalismi e scene zuccherine, ma momenti di genuino buonumore che controbilanciano quelli più seri. L’insegnamento che passa è che siamo tutti parte di un mosaico, dove ogni singolo tassello è essenziale, ma solo insieme agli altri può diventare parte di qualcosa di unico.

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