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La Top Ten Mediacritica 2012

mercoledì 2 Gennaio, 2013 | di Redazione Mediacritica
La Top Ten Mediacritica 2012
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Più o meno ogni anno, da che ci ricordiamo, qualche Cassandra prevede la morte del cinema. Poi arriva la notte di San Silvestro e si accende il can can di classifiche, playlist, best of. Quest’anno, al gioco della top ten partecipiamo anche noi di Mediacritica. E a metterli in fila uno dopo l’altro, i film che ci hanno fatto innamorare nuovamente del grande schermo in questo 2012, la Settima Arte non ci sembra poi così in cattiva salute.

La nostra classifica è di tutti e di nessuno. Come fanno tante riviste di critica ben più blasonate, ogni redattore ha espresso le sue preferenze. Poi abbiamo contato i voti e sommato i punti: il risultato è un elenco che gronda amore cinefilo e passione autoriale. Distantissimo dal box office che, se altrove (Usa e Francia) rinasce, in Italia resta desertificato, raccogliendo solo spiccioli e successi discutibili.

Ecco la Top Ten Mediacritica 2012

1. Hugo Cabret di Martin Scorsese
2. Killer Joe di William Friedkin
3. Moonrise Kingdom di Wes Anderson
4. Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani
5. Cosmopolis di David Cronenberg
6. Hunger di Steve McQueen
7. Reality di Matteo Garrone
8. Diaz di Daniele Vicari
9. Milliennium. Uomini che odiano le donne di David Fincher
10. La guerra è dichiarata di Valérie Donzelli

autori

Le posizioni dalla 11 alla 20, dove troviamo anche i blockbuster. Che, tra l’altro, in questo 2012 sono stati più che mai autoriali.

11. Amour di Michael Haneke, 12. The Avengers di Joss Whedon, 13. Argo di Ben Affleck, 14. Young Adult di Jason Reitman, 15. Il cavaliere oscuro. Il ritorno di Christopher Nolan, 16. Io e te di Bernardo Bertolucci, 17. 007 Skyfall di Sam Mendes, 18. Quasi amici di Olivier Nakache e Éric Toledano, 19. J. Edgar di Clint Eastwood, 20. Lo Hobbit. Un viaggio inaspettato di Peter Jackson

[N.B.: I film selezionati per “partecipare” alla Top Ten sono quelli distribuiti nelle sale italiane tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2012].

Moonrise Kingdom

Cinefilia fa rima con nostalgia. Il podio della nostra top ten – con Hugo Cabret vincitore incontrastato: è piaciuto (quasi) a tutti – è cinefilo e nostalgico e segna gli orizzonti della nostra passione: Scorsese ha chiuso il cerchio, regalandoci l’emozione di (ri)vedere Méliès in 3D, ricollegando cinema delle origini e presente stereoscopico, mostrandoci che, 117 anni dopo la nascita del cinematografo, stiamo ancora tutti protesi “sui lucernari dell’infinito”, affamati di meraviglia. Friedkin rimesta splendidamente un immaginario noir al crepuscolo, illuminando i suoi lacerti di Sogno Americano andato a male nella luce nostalgica del tramonto. E Wes Anderson, nel suo lavoro più compatto, coniuga al presente il territorio nostalgico per eccellenza, quello dell’infanzia: ribaltata, però, perché qui i grandi sono puerili, e i piccoli tengono in mano le chiavi di una serenità che fa rima con crescita e ribellione. Questa nostra classifica, lo vedete, è ipercinefila, fatta di pellicole invisibili e di Grandi Autori. E’ anche, fateci caso, una classifica molto “politica”, soprattutto nelle tre rappresentanze dell’amato/odiato cinema italiano. Tre film premiati all’estero (Cesare deve morire e Diaz a Berlino, Reality a Cannes) decisi a riaffermare la necessità che etica ed estetica vadano a braccetto: ché la denuncia cinematografica raggiunge un’efficacia solo se si stampa negli occhi e nella memoria, e non solo in dialoghi e parole. Così ci hanno travolto la potenza rigorosa dell’esordio di Steve McQueen (anche se Hunger è del 2008 ed è stato distribuito solo quest’anno, grazie al successo di Michael Fassbender) e le superfici levigate e taglienti di David Cronenberg, che illuminano il marcio e i topi della Cosmopolis capitalistica globale. Ci hanno appassionato la rilettura fincheriana di Millennium, thriller algido e tesissimo, e l’autobiografismo di Valérie Donzelli, che ha impastato vita e cinema in La guerra è dichiarata, titolo perfetto per il nostro presente precario. Così, torniamo alla lezione scorsesiana: cinefilia fa rima con nostalgia, ma non con apatia. Il nostro impegno critico è, prima di tutto, un lavoro culturale incessante e necessario, mosso dalla consapevolezza che parlare di cinema vuol dire parlare di noi. Per questo, la nostra top ten è più che altro un invito, indicativo, a recuperare questi titoli, e altri ancora: perché, come ci insegna Hugo Cabret, guardare i film è l’unico modo per tenerli vivi.

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