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It’s never over until it’s over

mercoledì 10 Aprile, 2013 | di Chiara Checcaglini
It’s never over until it’s over
Editoriale
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Tutti gli appassionati di racconti seriali condividono il sogno di poter godere delle proprie narrazioni preferite, se non all’infinito, per un tempo abbastanza lungo da permettere a chi racconta di chiudere una storia (o a chi guarda di disaffezionarsi senza troppi rimpianti).

Oggi sembra che nuove strade produttive, di cui si stanno accorgendo anche grossi nomi dell’entertainment, rendano certi desideri più realizzabili. Dopo che Netflix ha fatto riemergere dalle proprie ceneri la serie Arrested Development, interrotta nel 2006 (e ne ha prodotta una del calibro di House of Cards, ma questa è un’altra storia), la famosa piattaforma di crowdfunding Kickstarter permette ora la realizzazione del primo lungometraggio finanziato dai fan; ed è un film nato per concludere una serie tv.mediacritica_editoriale_veronica_mars Veronica Mars è una serie creata da Rob Thomas e andata in onda dal 2004 al 2007 su UPN prima e su The CW (che acquisì UPN) poi, finché le politiche della rete e lo scarso successo di pubblico determinarono il declino e in seguito la cancellazione della serie alla terza stagione. Ciò non ha impedito a Veronica Mars di diventare uno di quei casi di culto in cui fan, ideatore e lo stesso cast sono accomunati da un imperituro affetto per serie e personaggi. A Joss Whedon riuscì l’impresa di concludere l’amatissima e sfortunata Firefly, soppressa dopo una stagione, con il film Serenity. Così anche Rob Thomas mette a punto il progetto di un film che possa accontentare i fan e chiudere la serie, ma la Warner Bros., detentrice dei diritti, lo rifiuta. Non rifiuta però quando lui e Kristen Bell, la protagonista, tornano per chiedere il permesso di lanciare The Veronica Mars Movie Project su Kickstarter. La Warner, che ha ben poco da perdere, accetta, il progetto parte (in base all’entità del contributo sono previsti in cambio videomessaggi personalizzati, gadget, la partecipazione alle riprese e altro) e in 24 ore l’obiettivo di due milioni di dollari è raggiunto, grazie ai contributi delle decine di migliaia dei fan (finora) orfani. L’evento è stato salutato dal giubilo dei sostenitori e di tutti i coinvolti nel progetto, ma l’operazione solleva anche altre questioni. Ci si potrebbe chiedere se è accettabile che personalità creative di fama mondiale chiedano soldi ai propri fan senza preoccuparsi di porre un limite, e di fatto basandosi sulla fiducia degli improvvisati finanziatori prima di esporre nei dettagli un piano di utilizzo del budget. E’ vero che se su Kickstarter il progetto fallisce le offerte non vengono riscosse, ma in caso di sviluppo insoddisfacente i “backers” non hanno in mano altre armi se non la protesta o il boicottaggio: recentemente la musicista Amanda Palmer è stata subissata di critiche perché, dopo aver racimolato una cifra ingente per il proprio progetto, ha chiesto ai musicisti-fan di unirsi al suo tour senza alcun compenso. Poco importa che la Palmer si serva abitualmente di simili pratiche di crowdsourcing, i fan e molti colleghi musicisti non gliel’hanno perdonata: esponendosi senza intermediari e rendendo pubbliche certe cifre si alza esponenzialmente anche il rischio di attacchi e critiche (anche inimmaginabili). Il caso di Veronica Mars, dalla portata ancora più ambiziosa, apre ulteriori scenari -per inciso oggi, a due giorni dalla scadenza della domanda di finanziamento, la cifra raccolta sfiora i cinque milioni: che rimanga o meno un caso isolato, sarà interessante vedere come Thomas & co. svilupperanno il progetto e gestiranno le attese ormai altissime.

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