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Dietro i candelabri

sabato 7 Dicembre, 2013 | di Michele Galardini
Dietro i candelabri
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Cosa nascondono i candelabri?
Liberace, un nome una garanzia di spettacolo. Il talentuoso pianista e showman che a partire dagli anni ’50 diventa una star assoluta nel panorama musicale americano, nel 1977 si innamora di Scott Thorson, giovane aspirante veterinario omosessuale. Liberace, per mantenere alta la sua dignità di uomo, non può svelare al mondo di essere anch’egli gay, ma gli anni ’80 una vita dissennata, devota al dio lusso, e una terribile piaga, lo renderanno debole, svelando il suo lato nascosto.

Sceneggiato a partire dal libro Behind the Candelabra: My Life With Liberace scritto da Thorson e Alex Thorleifson, il film Dietro i candelabri diretto da Soderbergh ricostruisce con meticolosa cura un ambiente composto, in egual misura, da grandi sogni e grandi delusioni, attraverso gli occhi di un artista fuori dal tempo, kitsch oltre ogni limite, costretto a nascondere la sua natura al mondo che lo idolatra. In realtà gli occhi sono, per lo più, quelli di Thorson, mediacritica_dietro_i_candelabriamante di Liberace e maggiore testimone della sua grandezza. Una storia mai banale, seppur la voglia di tacciarla di macchiettismo è forte, che Soderbergh eleva grazie alla prestazione dei due suoi protagonisti, Michale Douglas e Matt Damon, e alla bellezza degli ambienti, ai quali manca solamente la parola per essere candidati come miglior attore non protagonista. Un film estremamente gay, tanto che lo stesso regista racconta che nessuno a Hollywood voleva produrre la pellicola che, infatti, in America è uscita direttamente per la televisione su HBO. Una scelta dettata da necessità assolutamente non giustificate da una messa in scena per niente televisiva e, anzi, strettamente cinematografica nel suo osare a volte sulle luci naturali o, addirittura, su bellissimi controluce. Una scelta che non rende merito nemmeno della grandiosità di alcuni momenti, che ricordano un incrocio fra i musical di Busby Berkeley e le fantasie di Bob Fosse. Certo gran parte del film è ambientato in interni sfarzosi dove lo sguardo si perde alla ricerca di un elemento della quotidianità elevato a monumento al lusso e certo, il risvolto drammatico lima le immagini, rendendole più scarne, più comuni, più adatte al formato televisivo, ma è il cinema il luogo dove questo film può dare il meglio di sé. Camminando sempre in equilibro sul filo che divide vita pubblica e privata, la storia emerge in tutta la sua franchezza senza regalare niente a nessuno: né a Liberace, pieno di sé e destinato alla solitudine, né tanto meno a Thorson, ragazzino tanto sincero quanto ingenuo. “Dietro i candelabri” che Liberace pone sul suo pianoforte c’è un’intera generazione drogata dallo show business che si credeva immor(t)ale e che, fino all’ultimo, si è divertita a stupire il pubblico.

Dietro i candelabri [Behind the Candelabra, USA 2013] REGIA Steven Soderbergh.
CAST Michael Douglas, Matt Damon, Dan Aykroyd, Rob Lowe, Boyd Hollbrook.
SCENEGGIATURA Richard LaGravenese (tratta dal libro Behind the Candelabra: My Life with Liberace di Scott Thorson e Alex Thorleifson). FOTOGRAFIA Steven Soderbergh (con lo pseudonimo Peter Andrews). MUSICHE Marvin Hamlisch.
Biografico/Drammatico, durata 118 minuti.

Dietro i candelabri
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