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A proposito di Davis

sabato 8 Febbraio, 2014 | di Leonardo Cabrini
A proposito di Davis
Speciale
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SPECIALE VITE IN MUSICA
Stalli
Ecco il nuovo film dei Coen. Che parla di fallimenti endemici, eterni ritorni, cronici troncamenti di programmi narrativi, eccetera. Il solito film dei Coen, insomma, né più, né meno. Certo rimproverare gli autori di essere ripetitivi nei temi trattati può risultare quantomeno inopportuno. In fondo il loro cinema è essenzialmente votato alla reiterazione, a quell’infinita spirale fatta di domande irrisolte.

A proposito di Davis, come la maggior parte dei lavori dei Coen, si propone quale cronaca di un’involuzione. Ma se in precedenza ciò si rifletteva nel fortuito abbattimento dell’impianto narrativo,mediacritica_a_proposito_di_davis1a qui si tratta di costruzioni già distrutte in partenza. Per questi motivi Llewin Davis non sa dove andare, e si dirige a zonzo mosso dalla sfuggevolezza istintiva di un gatto dal nome programmatico (e citazionista).
Eppure Davis di possibilità ne ha, dato che è abbastanza conosciuto in quel circuito folk che nel 1961 a New York rappresenta il nuovo che avanza. Ma si sa, nell’eterno presente dei fratelli Coen il termine “nuovo” non esiste e nel loro cinema si può essere terribilmente à la page e, al medesimo tempo, rimanere fermi al punto di partenza. È in questo frangente che risiede l’operazione nostalgica di A proposito di Davis. È il fascino di un passato glorioso che emerge in tutta la sua oppressione nell’ombra maligna di Bob Dylan. I Coen, al contrario, scelgono la storia sbagliata e raccontano di un artista – la cui vicenda è ispirata al cantante Dave Van Ronk – con poco talento o molta sfiga. Eppure, nel corso della proiezione, una speranza gliela daremmo anche al nostro protagonista, ipnotizzati come siamo dalla forza evocativa delle sue canzoni. Ma noi cinefili “spettatori modello” conosciamo gli autori e sappiamo – o per lo meno sospettiamo – dove andranno a parare. La solita storia, dunque, con le solite premesse. Non può mancare il solito John Goodman con la solita verve elefantiaca e le solite frasi ad effetto estetizzanti e un po’ stantie. D’altra parte sono i Coen. Sempre i soliti.

A proposito di Davis [Inside Llewyn Davis, USA/Francia 2013] REGIA Joel e Ethan Coen.
CAST Oscar Isaac, Carey Mulligan, John Goodman, Garrett Hedlund, Justin Timberlake.
SCENEGGIATURA Joel e Ethan Coen. FOTOGRAFIA Bruno Delbonnel. MUSICHE T.Bone Burnett.
Drammatico, durata 105 minuti.

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