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La Passione di Cristo (2004)

sabato 12 Aprile, 2014 | di Francesco Grieco
La Passione di Cristo (2004)
Film History
3
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Voto autore:

SPECIALE MITOLOGIA POP
Bloody Mary
Il film più controverso di Gibson è degno di essere ricordato per qualche merito artistico e non solo per le inevitabili polemiche suscitate? Oppure è un film-evento ormai datato e trascurabile?

Gibson è un regista di talento, che sa sfruttare le potenzialità del mezzo e utilizzare abilmente il linguaggio cinematografico. Mai come in questo film l’ideologia teocon può far passare in secondo piano la potenza delle immagini. La passione di Cristo è davvero curato, tecnicamente, a partire dalle scelte fotografiche e registiche (soggettive, dettagli, ralenti, contrasti di luce…), e ha innegabili momenti suggestivi,mediacritica_la_passione_di_cristo1a che magari non riescono a convertire e indurre al pentimento noi atei, come di sicuro vorrebbe Gibson, ma suscitano ammirazione in chiunque sappia riconoscerne l’efficacia comunicativa. Il film è un lungo susseguirsi di oltraggi e violenze al corpo del protagonista, che ha un occhio pesto quasi dall’inizio, e si conclude con la breve scena della resurrezione, accompagnata dai tamburi della colonna sonora, tipici dei film d’azione contemporanei e dei loro trailer. L’effetto è quello di trasformare Gesù Cristo in una sorta di supereroe e ci si aspetterebbe quasi un sequel (The Revenge of the Christ?). Ironia a parte, per quanto Gibson cerchi di discostarsi dal cinema mainstream, per esempio nella scelta di ricostruire filologicamente il linguaggio parlato all’epoca dai personaggi, non vi riesce. Il che non è necessariamente un male, tranne per i cinefili snob che da sempre fanno dell’antiamericanismo una bandiera, considerando deprecabile tutto ciò che proviene da Hollywood e ritenendo la spettacolarità e il rispetto dei codici di genere, o di linguaggio, gravi difetti. Chi ha apprezzato Braveheart ne può ritrovare qui l’intensità, soprattutto nella scena dello scontro tra i soldati romani e i discepoli di Gesù. Da quel film e dalla sua scena finale, Gibson, figlio degli anni Ottanta e quindi del decennio dei corpi palestrati martoriati negli action movie, mutua anche l’estetica del dolore, che in The Passion è onnipresente. Numerosi i momenti horror: un braccio rotto, un corvo che becca il ladrone sul viso, sangue che scorre a fiumi, carne lacerata, sadismo esplicito, visioni sataniche inquietanti e gustose. E se si ride di più, per ovvi motivi, quando apre bocca la Bellucci-Maddalena, ci piace anche la leggerezza della vera scena comedy contenuta in uno dei tanti flashback, il meno didascalico: Gesù falegname che scherza con la madre è forse il contributo più originale di Gibson al rinnovamento di un personaggio a cui da sempre il cinema ha dedicato particolare attenzione, mettendolo al centro di un vero e proprio ricco sottogenere del filone epico-storico.

La Passione di Cristo [The Passion of the Christ, USA 2004] REGIA Mel Gibson.
CAST Jim Caviezel, Maia Morgenstern, Christo Jivkov, Monica Bellucci, Francesco De Vito.
SCENEGGIATURA Benedict Fitzgerald, Mel Gibson. FOTOGRAFIA Caleb Deschanel. MUSICHE John Debney.
Drammatico/Storico, durata 127 minuti.

3 Comments

  1. Gabriele says:

    Posso dire solo che un film così è la più realistica rappresentazione del sacrificio d’amore di Gesù. il dolore lacerante che ha provato per salvarci,ha convertito migliaia di atei,me compreso. Gibson ha inventato un grande affresco sofferente con l’efficacia del cinema, ha dato vita alla realtà della passione di cristo. Ottimo jim caveziel , che da cattolico provato,come me ha dato grande forza emotiva a Gesù.

    • Io says:

      Io sono cattolico da sempre e questo film mi ha dato fastidio; uno perché è un brutto film, due perché più che una visione cattolica mi pare sia una visione da protestante americano bigotto alla Ned Flanders; manca totalmente il racconto della la profondità del sacrificio di Cristo, Gibson ha preferito rimanere ancorato sugli effettacci più sanguinolenti senza, appunto, andare in profondità

      • Gabriele says:

        Vai a vedere il video della testimoianza di caveziel su you tube prima di giudicare. La violenza per me è mezzo educativo in quel film serve a mostrare con atroce realtà la sofferenza di cristo, altrimentii sarebbe venuto fuori si un film profondo e poetico, ma non realistico. La poesia poesia è bella e puo essere anche la giusta chiave di lettura per un cattolico, ma non è la cruda realtà umana che ha condannato alartirio Gesù. Se questo aspetto non vi sarebbe stato, il film era soltanto un idea sulla vita dei gesu delle tante. Questo film è vero che è privo di personalità ma proprio per questo è tremendamente “vero”.io stesso ho visto questo film e mi ha aperto una nuova via della fede.il cinema difatti non è solo poesia ma anche realtà. Poteva essere poetica la morte di Gesù e le turture inflittegli? Vero gibson è molto cruento nella sua narrazione ma è ancora più vero che il supplizio non è un quadro profondo o evocativo,Gesù soffri da umano e molte persone nel vedere il dolore del messia si convertirono lungo il calvario. Io sono amante delle opere intense e ti do ragione, ma Gesù non poteva provare il grande dolore e il peso dei peccati con profondità ma più che altro con fede nel padre e nella sua missione,questo è il mio parere.

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