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E ora parliamo di… Alexandre Desplat

sabato 23 Agosto, 2014 | di Martina Farci
E ora parliamo di… Alexandre Desplat
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SPECIALE ALEXANDRE DESPLAT
Il perfetto connubio fra musica e immagine
Quando Alberto Barbera ha annunciato che Alexandre Desplat sarebbe stato il Presidente di Giuria della 71ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia c’è stata sorpresa e meraviglia, ma mai, neanche per un secondo, si è pensato che fosse fuori luogo.

Desplat, infatti, è uno dei compositori più prolifici e richiesti, oltre che ad un appassionato cinefilo, e questo nuovo ruolo potrebbe lanciarlo ancora di più come una delle persone più interessanti e ricercate del panorama cinematografico mondiale. Perché chi riesce a comporre colonne sonore per decine di film e ottenere sei nomination all’Oscar, un Golden Globe,mediacritica_alexandre_desplat1 tre Cèsar, due European Film Award, un Bafta e l’Orso d’argento alla Berlinale non può che esser considerato un piccolo bene prezioso da conservare con cura. Come le sue musiche, che ogni volta danno quel qualcosa in più al film. Desplat si è fatto conoscere al grande pubblico nel 2003 con La ragazza con l’orecchino di perla di Peter Webber, ottenendo la prima nomination ai Golden Globe e facendosi apprezzare anche a Hollywood, senza mai dimenticare il suo paese d’origine, la Francia, con il quale ha sempre continuato a collaborare. Film dopo film, però, il compositore ha saputo spaziare in diversi generi, dal controverso Birth – Io sono Sean (2004) di Jonathan Glazer alla commedia sentimentale Litigi d’amore (2005), fino all’action movie Firewall (2006) con Harrison Ford, senza mai perdere quell’originalità e delicatezza che l’ha sempre contraddistinto. La consacrazione definitiva arriva nel 2006 con The Queen di Stephen Frears, con il quale ottiene la prima nomination all’Oscar, e con Il velo dipinto, che gli vale la vittoria al Golden Globe. Eppure tutto il suo talento viene espresso nella partitura di Il curioso caso di Benjamin Button (2008) di David Fincher, in cui il compositore francese porta in scena una melodia raffinata e sensibile, senza mai risultare freddo o distaccato, e nel quale riesce, anche solamente con due arpe e un violoncello, a trovare il connubio perfetto tra musica e immagine. Perché per fare in modo che queste prendano vita, c’è bisogno che regista e compositore lavorino in simbiosi, permettendo così che il film si veda e non si guardi e che la musica si ascolti e non si senta. Desplat e le sue melodie hanno trovato collaborazioni importanti quali Roman Polanski, Terrence Malick, Wes Anderson e Ben Affleck, autori con i quali è riuscito a cogliere sempre l’anima del film, portando sul grande schermo colonne sonore diverse eppure così uguali, aiutate sempre da un’orchestrazione cristallina e imponente. Come in Harry Potter e i doni della morte (2010-2011), accettando non solo la sfida di succedere a John Williams – che aveva composto i primi tre film – ma anche di portare a termine una saga amata da milioni di persone in tutto il mondo. Ed è proprio questa una delle grandi capacità di Alexandre Desplat, riuscire ad essere sempre universale e accettare progetti che sulla carta potrebbero risultare rischiosi, come Reality (2012) del nostro Matteo Garrone, dopo che il suo precedente film, Gomorra, era privo di colonna sonora. Una collaborazione talmente ben riuscita che il duo sta già lavorando a Il racconto dei racconti. Ma il compositore, sempre con una partitura tra le mani, ora dovrà prendersi una pausa. La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è alle porte e una nuova sfida sta per iniziare. In bocca al lupo, Mr. Desplat!

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