adidas nmd city sock adidas nmd city sock adidas nmd city sock gum pack release date info adidas NMD R1 Trail adidas nmd city sock gum soles adidas nmd city sock gum pack adidas nmd city sock nmd city sock primeknit core blacklush blue adidas nmd city sock black gum where to buy adidas nmd city sock winter wool adidas nmd city sock primeknit s79150 core black adidas nmd city sock core black adidas nmd primeknit city sock black adidas nmd city sock core black lush blue release date adidas NMD R1 PK adidas nmd chukka receives og colorway NMD City Sock PK adidas nmd chukka 2 adidas NMD R1 Triple Black comparing og adidas nmd r1 nmd chukka

In questo numero

Politica e serie televisive

sabato 23 Agosto, 2014 | di Roy Menarini
Politica e serie televisive
Editoriale
0
Facebooktwittergoogle_plusmail

Da anni si sostiene, a ragione, che le serie televisive si sono rivelate il prodotto narrativo più adatto per ospitare il dibattito politico e il confronto ideologico in America. Il post-11 settembre, grazie tanto alla qualità di scrittura quanto alla rapidità di esecuzione, ha avuto una grande “letteratura audiovisiva” grazie a 24, Brothers and Sisters, Lost, Rescue Me, Damages e decine di altre serie Tv.

E marchi come HBO o Showtime hanno a loro volta avuto il merito di affrontare a viso aperto temi scottanti del presente, trasferendoli a narrazioni di lungo respiro e sostituendo di peso il ruolo del cinemamediacritica_politica_e_serie_televisive come attore simbolico per la funzione critico-metaforica delle realtà contemporanee. La domanda è: le cose stanno ancora così? Oggi che viviamo un mondo indecifrabile, fatto di tanti conflitti separati e spesso di complicata lettura, fiaccato dalla crisi economica e terribilmente misterioso per i non esperti, le serie Tv mantengono il medesimo ruolo? A giudicare da alcune stagioni recenti di serie molto note, sembrerebbe di no. Siamo, per esempio, ancora scottati dagli incredibili errori di politica internazionale commessi dalla terza stagione di Homeland, dove il passaggio dal traumatico finale della seconda stagione alla prima parte della terza dovrebbe essere garantito da un’alleanza – totalmente incredibile – tra attentatori sunniti e terroristi sciiti. Dove hanno vissuto negli ultimi tempi gli sceneggiatori? Davvero il pensiero americano sulla cultura araba è talmente impreparato che in una delle serie che dovrebbero romanzare gli avvenimenti reali si dà l’idea di non sapere che estremisti sunniti e sciiti stanno dando vita – in Siria e Iraq – a una guerra interconfessionale sanguinaria e atroce?
La nona stagione di 24, almeno, di queste castronerie non ne ha commesse. Eppure – sia pur in una edizione speciale molto apprezzata dalla critica, anche italiana – Surnow e Cochran non hanno trovato di meglio che allineare tutti insieme gli spauracchi americani di questi anni: arabi, cinesi e russi. Motivo della rabbia terrorista? Il solito drone e la solita strage di civili del governo americano, stessa minestra riscaldata di Homeland. Per il resto, l’unico aggancio col presente è il goffo linciaggio mediatico di un personaggio simil-Assange, la cui curva narrativa non spoileriamo per carità di patria. La gioia di rivedere in azione Jack Bauer è stata comunque soddisfatta, anche se del personaggio visionario e trascendentale delle prime stagioni ormai non v’è più traccia (e con lui è sparita anche la speranza di un pensiero narrativo e artistico repubblicano in grado di spiazzare e provocare il noioso democratismo clinton-obamiano).
Per il resto, sembra tutto molto antico, dagli intrighi di potere di House of Cards alle allegorie (pur criptiche quanto basta per intrigare) di The Leftovers. Sembra quasi di essere tornati agli anni Novanta, con versioni più ciniche di West Wing (Scandal o Veep) e millenarismi vari, dominati dall’eminenza grigia di Damon Lindelof. Non è un caso forse che l’unica serie oggi in grado di affrontare la frantumazione bellica e diplomatica che stiamo vivendo dopo le primavere arabe sia Game of Thrones, quella in cui si è meno disposti a rovistare tra i riferimenti al presente. Che invece non mancano, ad analizzare attentamente i dialoghi e i singoli episodi.
D’altra parte, mentre scriviamo queste righe, le alleanze sono ancora cambiate e ora Usa, Iran e Siria sono alleate per fermare l’avanzata dei sunniti dell’ISIS. Grande è la confusione sotto il cielo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

adidas yeezy boost 350 turtle dove transcends sneakers adidas yeezy 350 boost turtle dove restock re release adidas yeezy 350 boost black release date yeezy 350 boost low yeezy boost 350 pirate black yeezy boost 350 low adidas yeezy boost 350 v2 black white yeezy boost 350 moonrock adidas yeezy 350 boost moonrock release date moonrock yeezy 350 boost legit real fake on foot look adidas yeezy boost 350 oxford tan adidas yeezy boost 350 v2 zebra another look adidas yeezy boost 350 oxford tan even more images yeezy 350 moonrock release date adidas yeezy 350 boost black adidas yeezy 350 boost low heres where you can cop the black adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost 10 reasons why the adidas yeezy 350 boost will sell out instantly