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In questo numero

Lena Dunham, not that kind of girl

sabato 15 Novembre, 2014 | di Sara Martin
Lena Dunham, not that kind of girl
Editoriale
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Lena Dunham, una ragazza prodigio che a ventotto anni ha già ottenuto un successo planetario con la serie Girls targata HBO di cui è sceneggiatrice, produttrice, attrice principale e regista, ora si cimenta con la letteratura e scrive Non sono quel tipo di ragazza (Not That Kind of Girl), tradotto in molte lingue e uscito in contemporanea in molti paesi il 30 settembre 2014.

L’uscita del libro ha suscitato chiacchiere e polemiche: la ragazza si è portata a casa un contratto da 3,5 milioni di dollari prima ancora di aprire il file di word e cominciare a scrivere. È un investimento calcolato: se sarà un successo o meno – al momento pare tiepida l’accoglienza – si vedrà, ma di certo chi ha investito su di lei dorme sonni tranquilli perché difficilmente ci rimetterà di tasca sua. Dibattere sulle cifre del contratto della Dunham ha davvero poco senso; è come parlare di quanto prende l’attore di punta per quella determinata parte in un blockbuster o di quanto guadagnano Messi, Ronaldo ecc. ecc.mediacritica_lena dunham-not-that-kind-of-girl È una questione di mercato, noi ne sappiamo meno di niente e quindi lasciamo perdere. Meglio parlare di questo interessantissimo personaggio post-femminista che sta diventando una vera e propria icona dei nostri giorni, e del libro, un’operazione commerciale forse un po’ frivola, ma divertente. Lena Dunham mette su carta se stessa, perché gliel’ha chiesto la casa editrice Random House, più che per una sua esigenza probabilmente, dato che quella necessità è ampiamente soddisfatta in Girls (la quarta stagione è in lavorazione). L’ironia, l’irriverenza, la goffaggine, le nevrosi che hanno fatto di lei un personaggio cult ci sono tutte; Lena scrive di sesso e non nasconde particolari imbarazzanti, parla di diete e trascrive nel libro giorni e giorni del suo diario alimentare, racconta del lavoro e non risparmia critiche taglienti al mondo maschilista hollywoodiano in cui si trova a lottare per fare ciò che vuole e ottenere ciò che le spetta. Abbiamo la sensazione di immergerci negli episodi che vedono Hannah alle prese con il mondo e innegabilmente ci divertiamo. Ma lo schermo è un’altra cosa perché alla scrittura si aggiungono le immagini di quel suo corpo così imperfetto e ingombrante che qualche volta vorremmo coprire, le vite variopinte delle amiche, degli amici e degli amanti che valorizzano la figura di Hanna ma sono splendidi anche da soli, quella città – New York – che nonostante la metamorfosi che ha vissuto negli ultimi tredici anni è ancora uno dei luoghi più affascinanti del mondo, anche se della New York di Carrie Bradshaw, quinto protagonista di Sex and the City, è rimasto ben poco. Carrie non avrebbe mai incluso quella che segue come terzo dei 10 motivi per amare New York! “3. Perché non è solo Manhattan, o solo Brooklyn. Esistono posti come Roosvelt Island o City Island o Rikers Island! Lo sapevate che a Staten Island c’è una comune con un cuoco nano? E che c’è una casa coloniale a Brooklyn dove abita un chirurgo giapponese con una moglie cieca, o almeno così mi hanno detto? Sapevate che a Chinatown puoi comprare una tartarughina con una salmonella contagiosissima ma così adorabile che preferisci correre il rischio?” (10 ragioni per cui amo New York, p.156).

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