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In questo numero

Futurama (1999-2013)

sabato 11 Aprile, 2015 | di Michele Galardini
Futurama (1999-2013)
Serie TV
5
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Voto autore:

SPECIALE ROBOT ROCK
Addio Asimov, arriva Bender!
È il 28 marzo 1999, negli States milioni di spettatori sanno che 24 ore più tardi uscirà sulle reti Fox la diciassettesima puntata della decima stagione dei Simpson, Homer il camionista. È passato un mese dall’episodio precedente, Fate largo a Lisa e, fidatevi, agli albori di internet, con la possibilità di scaricare file piratati solo a patto di passare lunghe nottate col computer acceso e senza nemmeno sapere cosa volesse dire social network, un mese sembra un’eternità.

La puntata in sé può ancora esser definita un evento, a patto di registrarla su dvd o vhs, un qualcosa che concentra l’attesa e l’attenzione su di un unico punto, brillante. Ecco, pensate a quel 28 marzo, a quelle 24 ore che mancano alla puntata dei Simpson e all’improvviso, boom! vi trovate davanti ad un ragazzo degli anni ’90 di nome Fry che viene catapultato per errore (o forse no) nel 31 dicembre 2999 dove incontra un robottone di latta sguaiato che risponde al nome di Bender.mediacritica_futurama_1999_2013_290 Futurama inizia così, con un salto di mille anni in un futuro che ha mantenuto tutti i difetti del presente, acuendoli là dove possibile e aggiungendone di nuovi, materializzatisi grazie all’evoluzione tecnologica. Uno di questi è appunto Bender, la versione pornografica del Gort di Ultimatum alla Terra, scialacquatore di soldi, inesauribile bevitore, perfido approfittatore, ladro e truffatore (storica la sua vincita a poker con cinque assi). Bender, costruito come robot piegatore, come si intuisce dal nome, non è solo il migliore amico di Fry e il peggior dipendente della ditta di spedizioni spaziali del professor Farnsworth ma è, prima di tutto, il motore propulsivo di gran parte delle gag e delle storie che hanno come oggetto la tecnologia del futuro. Il robot inferno, Calculon, la Mamma, l’arcinemico Flexo, i magneti, tutto passa dalle solide braccia e dal fondoschiena scintillante dell’antieroe per eccellenza della serie che fin dalla prima apparizione, dentro la cabina dei suicidi, contravviene in un sol colpo a tutte le tre leggi della robotica asimoviane: reca danno al prossimo, non obbedisce agli ordini e fa di tutto per procurarsi dolore. Nello Speciale Robot Rock che inaugura il nuovo volto di Mediacritica, Bender fa la parte della superstar in quell’insieme di personaggi che hanno dato forma al terrore dell’uomo contemporaneo di vedersi sostituto, se non addirittura attaccato, da un essere metallico senza sentimenti, sempre più evoluto e, per questo, sempre più letale. Bender è assolutamente consapevole della sua natura (caratteristica tipica dei personaggi creati da Matt Groening) tanto da poter entrare e uscire a piacimento dal personaggio: un giorno spietata macchina assassina, il successivo rumorista nella band di Beck. Non potrebbe essere altrimenti per un robot che abita nell’appartamento 00100100, traduzione in codice binario Ascii del simbolo del dollaro.

Futurama [Id., USA 1999-2013] IDEATORE Matt Groening.
SCENEGGIATURA David X. Cohen, Matt Groening. MUSICHE Christopher Tyng.
Animazione/Fantascienza, durata 21 minuti (episodio), 7 stagioni.

5 Comments

  1. Buffalo '66 says:

    Sbaglierò, ma ho sempre pensato che Futurama – in potenza – fosse meglio dei Simpson. Peccato si sia poi persa, per me ogni puntata era una goduria (tranne “Cuore di cane”, per la quale ho rischiato la depressione)

  2. matt says:

    mio dio, “Cuore di cane”… piango solo a leggere il titolo, che puntata!
    comunque, sbaglierò pure io, ma condivido in pieno il pensiero di Buffalo’66: potenzialmente, Futurama era meglio dei Simpson…

  3. Edop says:

    “Cuore di cane” è una delle cose più struggenti che ricordi.

  4. PippoZ says:

    Anch’io concordo con Buffalo ’66… secondo me ne sa un sacco!

  5. HeyHoLetsGo! says:

    L’unico “difetto” di Futurama riguarda il suo essere sovrastato (soprattutto rispetto ad una prospettiva autoriale) da un prodotto dall’appeal gigantesco. Per questo, secondo me, i Simpson vincono.

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