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Caro diario (1993)

sabato 18 Aprile, 2015 | di Gabriele Baldaccini
Caro diario (1993)
Film History
2
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Voto autore:

SPECIALE NANNI MORETTI
Uno splendido quarantenne
È un Moretti che si mette definitivamente in gioco, quello che troviamo in Caro diario. Non che non lo avesse fatto anche precedentemente, attraverso riferimenti sempre molto vicini alla realtà che viveva e aveva vissuto, esposta per mezzo di un autobiografismo che comunque sia si celava sempre dietro ogni istante del suo cinema, ma qui avviene qualcosa di più.

Cade una maschera; scompare il suo alter ego Michele Apicella, ne prende il suo posto Nanni, quello vero. Diviso in tre capitoli, il suo “caro diario” tenta di descrivere un Paese che vive le sue profonde contraddizioni purtroppo con naturalezza e senza la minima ombra di angoscia. mediacritica_caro_diario_290Nella prima parte, In vespa, Moretti attraversa varie zone di Roma raccontando la città tramite vari quartieri, mostrandone tutte le peculiarità e i difetti; nella seconda, Isole, affronta un viaggio con il caro amico Gerardo traghettando tra le Eolie, che diventano automaticamente ognuna la rappresentazione metaforica delle categorie più problematiche della popolazione italiana degli anni Novanta: dai genitori di figli unici di Salina agli animatori dediti alla mondanità di Panarea; infine, in Medici ci racconta la storia di come gli venne diagnosticato un linfoma di Hodgkin attraverso un’escalation di incontri con medici che tutto fanno fuorché riuscire a individuare la vera causa dei sintomi da lui accusati. Lo stile di Moretti è in questo film caratterizzato dalla solita, affettata e pungente ironia (come dimenticare la scena relativa all’incontro con il critico cinematografico – interpretato dal compianto Carlo Mazzacurati – o battute diventate esemplificazione di un decennio intero come: “Spinaceto? Pensavo peggio, non è per niente male!”) ma ha anche momenti di drammatica e struggente intensità, forse mai così presenti nel suo cinema, come quello relativo alla sequenza dedicata alla zona dell’idroscalo di Ostia dove trovò la morte Pier Paolo Pasolini. Ci sono insomma, in Caro diario, i sogni, le sofferenze e le solitudini di un uomo che ama profondamente il cinema, ma che in un certo senso ha dato sempre l’impressione di non prendersi mai troppo sul serio; uno “splendido quarantenne” che non si sente come gli altri, che crede nelle persone, ma non nella maggioranza di esse, e che non ha paura di mostrarsi anche in momenti di massima debolezza come quelli delicati di una chemioterapia. Un autore che confida profonda fiducia nelle grandi capacità comunicative del mezzo cinematografico e che forse deve a quella sua particolare forma di narcisismo – cifra stilistica spinta in questo film all’ennesima potenza – ciò che gli ha permesso di trovare uno dei più paradossali, e per certi versi impensabili, equilibri espressivi di tutta la storia del cinema italiano.

Caro diario [Italia 1993] REGIA Nanni Moretti.
CAST Nanni Moretti, Renato Carpentieri, Antonio Neiwiller, Moni Ovadia.
SCENEGGIATURA Nanni Moretti. FOTOGRAFIA Giuseppe Lanci. MUSICHE Nicola Piovani.
Drammatico/Commedia, durata 96 minuti.

2 Comments

  1. Paco says:

    Non saprei cos’è,un documentario,un film o l’uno e l’altro insieme.N.M lascia alla Vespa o alla cinepresa il compito di raccontare,di osservare e analizzare la realtà e i suoi personaggi con la solita ironia.Bellissimo quando accenna alla morte di Pasolini.Solo un passaggio con la Vespa come a ricordare e fissare con la telecamera un Pasolini già dimenticato e sepolto in quel brutto paesaggio di Ostia.Grande Moretti

  2. Pingback: Noi non siamo come James Bond - Mediacritica – Un progetto di critica cinematografica

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