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2001: Odissea nello spazio (1968)

sabato 18 luglio, 2015 | di Stefano Lalla
2001: Odissea nello spazio (1968)
Film History
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SPECIALE GRANDI CLASSICI
“Noi siamo, senza possibili eccezioni di sorta, a prova di errore e incapaci di sbagliare”
Capita di frequente che un film faccia uso di musica classica nella colonna sonora. Prendere in prestito delle composizioni celebri è sempre un’arma a doppio taglio: da una parte la qualità della musica è garantita, dall’altra si provoca un inevitabile confronto tra musica e immagini.

Un confronto dal quale, troppo spesso, la parte visiva esce massacrata. Si crea un effetto comico involontario, insomma. Le immagini di 2001: Odissea nello spazio non solo reggono il confronto con la musica classica, ma duettano con essa per un tempo lunghissimo senza accusare minimamente. Questa è la miglior garanzia che 2001 è un capolavoro, almeno dal punto di vista grafico. Lo spazio è silenzioso, le tecnologie fittizie sembrano plausibili e l’inerzia dei corpi nel vuoto è rappresentata con precisione scientifica. È impossibile dividere la parte visiva da quella contenutistica perché, in 2001,mediacritica_2001_odissea_nello_spazio_290_1 si influenzano a vicenda. La forma è, più che mai, contenuto perché ogni inquadratura cela, sullo sfondo, un lavoro di ricerca e ricostruzione di dimensioni difficili da immaginare. La stessa regia sembra fluttuare insieme ai corpi e, tra carrelli e zoom lentissimi, capiamo immediatamente che 2001 è un film contemplativo. Nel ’68 non si era mai visto nulla di simile, la fantascienza al cinema era ancora immatura e relegata all’ambito dei b-movies pop, nonostante l’esistenza di un’abbondante letteratura di qualità. Tutto ciò che è venuto dopo il ’68 ha un debito di sangue con 2001 perché, nonostante la scorza fredda del pesante razionalismo kubrickiano, esso è un film romantico che si spinge oltre le Colonne d’Ercole e punta all’unico ignoto rimasto, lo spazio profondo e ancora oltre, alla scoperta di una civiltà aliena/Dio/altro. Non c’è da meravigliarsi che l’odissea nello spazio abbia affascinato un’intera generazione di registi che hanno tentato di emularla, anche quando i loro film non avevano la stessa vocazione filosofica o scientifica. 2001 resta, però, unico nel suo impianto anti-drammatico, anti-hollywoodiano per eccellenza, perché Kubrick si disinteressa alla vicenda del singolo individuo e affronta di petto il problema del destino della razza umana, partendo dal suo principio preistorico. L’astronauta Bowman è il personaggio più vicino a un “protagonista” ma compare dopo un’ora di film e non fa nulla per piacerci. Soffre, sì, ma in silenzio, e (spoiler?) non proveremo alcuna empatia quando lo vedremo morire e resuscitare sotto forma feto spaziale. A quasi cinquant’anni dalla sua uscita nelle sale, 2001 resta il film più “universale” mai girato per il modo in cui prende in esame in modo esplicito, e non tramite la solita vicenda individuale ed esemplare, i problemi dell’evoluzione, del viaggio spaziale, della tecnologia come strumento di violenza, dell’ignoto, di Dio e chi più ne ha più ne metta.

2001: Odissea nello spazio [2001: A Space Odyssey, USA 1968] REGIA Stanley Kubrick.
CAST Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Douglas Rain (HAL 9000, voce).
SCENEGGIATURA Stanley Kubrick, Arthur C. Clarke. FOTOGRAFIA Geoffrey Unsworth. MONTAGGIO Ray Lovejoy.
Fantascienza, durata 141 minuti (160 minuti versione uncut).

2001: Odissea nello spazio (1968)
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