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Otello (1952)

giovedì 3 Settembre, 2015 | di Eleonora Degrassi
Otello (1952)
Festival
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72a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, 2-12 settembre 2015, Lido di Venezia

VENEZIA CLASSICI
“Questa è la cagione”
Si insinua nella testa come un tarlo e smangia tutto dal di dentro, la gelosia, mostro dai mille volti che tormenta senza posa. È questa la forza che anima e svilisce Otello, una delle figure più tragiche e tormentate di William Shakespeare, raccontata da Orson Welles nel 1952 in Otello (Miglior Film al Festival di Cannes nel 1952), tratto dall’omonima tragedia.

Passioni dolorose, intramontabili amori, tradimenti laceranti sono al centro delle tragedie del drammaturgo, tragedie che scandagliano l’animo umano, armato “contro un mare di guai”, con tutte le sue pene, i suoi travagli. Per il centenario del regista americano la Mostra del Cinema di Venezia celebra il suo genio dedicandogli la pre-apertura con la proiezione di Il mercante di Venezia e Otello nell’edizione italiana restaurata dalla Cineteca Nazionale, con i dialoghi di Gian Gaspare Napolitano, con alcune immagini mai viste (il dialogo tra il Moro e Emilia) e con il mediacritica_otello_290doppiaggio di Gino Cervi. La tragedia (anche dal punto di vista produttivo tra costumi persi e problemi di vario tipo) è il mezzo espressivo migliore, in cui il regista si sente più a suo agio per rappresentare i personaggi con tutta la loro forza e la loro energia. Shakespeare e Welles − che ha una vera e propria ossessione per l’autore inglese − sembrano avere poco in comune, così lontani eppure così vicini: parola e azione si compenetrano con efficacia, tanto che la prima ha un’impareggiabile energia visiva e l’immagine si fa musica verbale. Rifulgono così, nella kermesse veneziana, le parole del Bardo con il vile e perfido Iago, col fedele Cassio, con la dolce Desdemona e con l’ingenuo Otello, essi si muovono a passi faticosi come marionette in balia di un crudele burattinaio, e si agitano nell’ombra plasmate dalle sapienti mani di Orson Welles che li immerge in un bianco e nero fortemente contrastato. Quella dell’enfant terrible è una messa in scena articolata e polisemica; la luce scolpisce i volti − quello delicato e spaventato di Desdemona, quello irruente e infuriato del Moro, quello immorale e gretto di Iago −, i corpi prendono forma nei fuochi. Il dramma di Otello squarcia con la vigoria di un lampo la scena e grazie a un montaggio pirotecnico appare potente e maestoso, tragico eroe sprofondato nella straziante gelosia. Frammenti improvvisi lasciano spazio a piani sequenza e Torcello si mescola con il Marocco; tutto questo rappresenta la genialità di Welles e dà il senso della tensione drammatica, spiegandoci anche la natura dei protagonisti: da una parte il machiavellico gioco del corruttore e dall’altra la disperazione penosa di chi si sente tradito. L’Otello di Welles è il risultato del suo occhio cinematografico rapace che gioca con il testo originale come un bambino con i suoi giocattoli preferiti; il nostro compito è solo partecipare all’esperienza.

Otello [The Tragedy of Othello: The Moor of Venice, Francia/Italia/Marocco/USA 1951] REGIA Orson Welles.
CAST Orson Welles, Micheál MacLiammóir, Robert Coote, Suzanne Cloutier, Hilton Edwards, Nicholas Bruce, Michael Laurence.
SCENEGGIATURA Orson Welles, Jean Sacha (tratta dall’omonima pièce di William Shakespeare). FOTOGRAFIA Alberto Fusi, Oberdan Troiani, G. R. Aldo. MUSICHE Alberto Barberis, Angelo Francesco Lavagnino, Willy Ferrero.
Drammatico, durata 91 minuti.

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