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Amarcord (1973)

sabato 5 Settembre, 2015 | di Nicole Braida
Amarcord (1973)
Festival
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Voto autore:

72a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, 2-12 settembre 2015, Lido di Venezia

VENEZIA CLASSICI
Era tanto bello e ho pianto tanto
Tutto ciò che l’aggettivo “felliniano” possa significare oggi può essere riassunto in quella meravigliosa opera cinematografica che è Amarcord. Un film autobiografico, che per la quarta volta, nel 1973, consegna a Federico Fellini un Oscar per il miglior film straniero e che segna la fine anche di un’epoca d’oro dello stesso cinema italiano.

Il regista ricostruisce interamente a Cinecittà una Rimini d’epoca fascista, dai toni da cartellone pubblicitario anni Venti di località di vacanze. Protagonisti sono Titta Biondi, uno studente del ginnasio (ispirato ad un amico di infanzia dello stesso Fellini) e tutta la sua famiglia, e ancora i personaggi del quartiere: una “milf” vecchia maniera (la Gradisca), i compagni di scuola, i professori, i signori, i negozianti, i matti. Un mondo decisamente onirico, dove la mediacritica_amarcord_290neve e la nebbia sono eccezionalmente abbondanti, così come le forme della tabaccaia e delle contadine o l’esotismo delle concubine di un sultano orientale in vacanza. La nostalgia, sottolineata dalla colonna sonora di Nino Rota, non permea solo il ricordo dell’infanzia, ma anche quello di un passato comune che non si può dimenticare, nonostante l’incertezza che lo dominava. I fascisti sono dipinti come macchiette, stupidi elementi da fumetto, che però riescono a terrorizzare. La prospettiva oltre che onirica è punto di vista di un adolescente “arrapato“: Titta, un po’ l’alter ego del giovane Fellini, pensa infatti soltanto alle donne e a fare ragazzate. A scuola prendono in giro i professori, soprattutto quelli che non temono. Al cinema pisciano dalla Galleria in testa ai signori della platea. A casa Titta ride quando il padre torna a casa dopo che i fascisti gli hanno dato dell’olio di ricino da bere, non prende sul serio il regime. L’Italia dipinta in Amarcord, la Rimini che Fellini ci vuole fare nostalgicamente ricordare, è un posto di mare dove tedeschi e norvegesi vengono in vacanza al Grand Hotel, dove i signori sono pochi e ci sono ancora i contadini, dove si vendono le sigarette “nazionali”, dove la fine dell’inverno si festeggia con un grande focolare, dove esistono ancora i manicomi, dove l’evento da non perdere è il passaggio di una grande nave, dove al cinema ci si va tutti assieme riempiendo la sala e chi ne esce esclama soddisfatto “Era tanto bello e ho pianto tanto”. Così è la parabola stessa del cinema italiano dal Neorealismo agli anni Settanta. Quest’anno alla 72a Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia verrà ripresentato il film in versione restaurata, ad opera del laboratorio L’Immagine Ritrovata e promosso dalla Cineteca di Bologna con il sostegno di yoox.com e il contributo del Comune di Rimini, in collaborazione con Cristaldifilm e Warner Bros. In questa edizione verranno presentate anche delle scene inedite, per le quali Giuseppe Tornatore ha supervisionato il montaggio.

Amarcord [Italia 1973] REGIA Federico Fellini.
CAST Bruno Zanin, Armando Brancia, Pupella Maggio, Ciccio Ingrassia, Magali Noel.
SCENEGGIATURA Federico Fellini, Tonino Guerra. FOTOGRAFIA Giuseppe Rotunno. MUSICHE Nino Rota.
Drammatico/Commedia/Biografico, durata 174 minuti.

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