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Delicatessen (1991)

sabato 26 Settembre, 2015 | di Vincenzo Palermo
Delicatessen (1991)
Film History
4
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SPECIALE CANNIBALI!
Realismo (fanta)poetico francese
In un condominio scalcinato di una Parigi distopica si intrecciano le vicende tragicomiche di inquilini affetti da fobie ossessive: una donna con manie suicide, i fratelli Kube geniali fabbricanti di utensili, la ninfomane Plusse, la famiglia Tapioca in perenne crisi di fame, il bizzarro allevatore di lumache e rane Potin.

Tra le caricature che annaspano nel palazzo fatiscente, l’occhio deformante di Jean-Pierre Jeunet e quello sagace del vignettista Marc Caro si soffermano sull’eroe della situazione – lo stralunato clown Louison – giunto in cerca di un’occupazione presso lo stabile dei folli. Offertosi per intraprendere lavori di manutenzione ordinaria, mediacritica_delicatessen_290Louison ottiene vitto e alloggio dal macellaio Clapet, losco individuo che scambia succulenti tagli di carne umana con preziosi legumi. Nella Parigi “da qualche parte nel tempo”, infatti, l’economia gira grazie al baratto. Mentre pulisce il pianerottolo facendo divertire con le bolle di sapone due piccoli affittuari, il pagliaccio triste incanta la bella e timida Julie, figlia del feroce Clapet e appassionata violoncellista. Tra i due nasce un idillio destinato a scontrarsi con le mire del padre e di un postino con fare squadrista che si intrufola puntualmente nel palazzo. Arriverà in loro soccorso una buffonesca gang di vegetariani delle fogne pronti a fare man bassa del tesoro “leguminoso”. Delicatessen è una geniale boutade dalle sfumature color seppia, fioccante invenzioni surreali che riprendono, parodiandolo, il realismo poetico francese à la Carné con le sue fughe dalla realtà e i suoi dolenti eroi tragici. Ma l’influenza di certa filmografia è solo marginale, come gli squarci onirici felliniani o le atmosfere stranianti brechtiane. Ciò che realmente interessa al duo Jeunet-Caro è sfruttare il cliché distopico (vicino a Gilliam e al grottesco kafkiano) per costruire il paradigma della perfetta satira a sfondo politico. “Lo scrittore satirico è la figura nella cui veste il cannibale è stato accolto nella nostra società”. Così Walter Benjamin descrive l’avvento della tragicommedia dei tempi moderni e non può esservi metafora più azzeccata di quella alleniana del “ristorante” per criticare con veemenza estetica e immaginazione purulenta la cannibalica società dei consumi e degli sprechi, del vuoto morale e di quello politico: “i ragni, le cimici, il pesce grosso che si mangia il piccolo, e le piante che mangiano altre piante…è un enorme ristorante, così la vedo io”. Su queste basi teoriche si poggia l’immaginazione di una favola nera con due anime, quella spensierata da spettacolo circense e quella pessimistica che riflette sull’impossibilità di convivenza tra simili.

Delicatessen [id., Francia 1991] REGIA Jean-Pierre Jeunet, Marc Caro.
CAST Pascal Benezech, Dominique Pinon, Marie-Laure Dougnac, Jean-Claude Dreyfus, Karin Viard.
SCENEGGIATURA Jean-Pierre Jeunet, Gilles Adrien, Marc Caro. FOTOGRAFIA Darius Khondji. MUSICHE Carlos d’Alessio.

Commedia, durata 97 minuti.

4 Comments

  1. magic mike says:

    non un grande capolavoro, ma un bel film

  2. mark39 says:

    meraviglia!

  3. Kim says:

    visto talmente tanti anni fa che merita certamente un re-watch!

  4. Pingback: Il cinema cannibalico (non solo) italiano Mediacritica – Un progetto di critica cinematografica

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