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Alaska

sabato 7 Novembre, 2015 | di Michele Galardini
Alaska
In sala
4
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Voto autore:

Le emozioni elementari
Sul tetto di un albergo di lusso di Parigi si incontrano Fausto (Elio Germano), che in quell’hotel lavora come cameriere, e Nadine (Àstrid Bergès-Frisbey) che ha appena terminato il casting per un’agenzia di modelle. L’intesa è immediata ma viene subito corrotta da un gesto violento che costa a Fausto due anni di galera. Una volta uscito Nadine sarà lì ad aspettarlo per iniziare una nuova vita. L’ambizione del ragazzo rovina un idillio fatto di piccole cose che ben presto si trasformerà in una corsa a ostacoli per la sopravvivenza.

Alaska, diretto da Claudio Cupellini, è uno dei film italiani più emozionanti degli ultimi anni. Un’opera di regia, di messa in scena ma, prima ancora, di sceneggiatura e di direzione degli attori, qualità spesso sacrificate sull’altare dell’impegno sociale e della bella fotografia.mediacritica_alaska_290 In un’epoca cinematografica in cui appare proibitivo penetrare i sentimenti più puri degli individui, per non correre il rischio di risultare banali e artificiosi agli occhi di un pubblico che non ha tempo per emozionarsi, Cupellini dirige una storia drammatica di amore negato interamente incentrata, in modo quasi maniacale, sulle emozioni elementari. Germano e la Bergès-Frisbey sono poli che condividono l’ambivalenza della lingua, italiano e francese, e della carica che li porta ad allontanarsi quando sono entrambi positivi o negativi e ad avvicinarsi quando, al contrario, le loro singolarità divergono. Un bacio sugli occhi, sugli angoli della bocca, per lenire il dolore di un gesto improvviso e distruttivo, un dialogo quasi infantile per aprire il guscio di rifiuto costruito in anni di isolamento dal mondo: questi sono i gesti primigeni con cui Alaska nutre i nostri cuori inariditi di spettatori. Il personaggio di Fausto, sognatore solitario e, al tempo stesso, irascibile arrivista che ruba i soldi della fidanzata, spacciandoli come “i nostri soldi”, per mettersi in società con un contaballe ingenuo (Valerio Binasco) e aprire il club Alaska, ha la forza di una generazione disperata e pronta a tutto. Una generazione che ha deciso di fuggire dall’Italia per coltivare il sogno di un lavoro ma dalla quale non è possibile estirpare la naturale inclinazione all’affarismo da cravattari che porta con sé boss proprietari di autosaloni, risse per motivi futili, edonismo cafone e armi cariche nel cruscotto. Anche se cerca incessantemente di dissimularlo, il mondo di Fausto non è quello soporifero degli alberghi a cinque stelle ma la stessa strada rabbiosa ed esigente che richiama sempre a sé i personaggi di un altro grande film sul presente: Non essere cattivo di Claudio Caligari.

Alaska [Italia 2015] REGIA Claudio Cupellini.
CAST Elio Germano, Àstrid Bergès-Frisbey, Valerio Binasco, Elena Radonicich.
SCENEGGIATURA Claudio Cupellini, Filippo Gravino, Guido Iuculano. FOTOGRAFIA Gergely Pohárnok. MUSICHE Pasquale Catalano.
Drammatico, durata 125 minuti.

4 Comments

  1. Nick says:

    Veramente una bellissima e gradita sorpresa!

  2. Moschio says:

    …ok, vada per gli attori molto bravi ad interpretare il disagio interiore dei personaggi, vada per la regia asciutta e “europea” di Cupellini, ma secondo me Alaska è un film riuscito a metà. Alcune situazioni sono stereotipate e quasi surreali ( su tutte la scena all’Alaska in cui Nadine ubriaca scappa con il “malavitoso”) e la storia è troppo telefonata. Riconosco l’impegno sociale e la trattazione del nostro oggi, ma è un film che non mi è entrato dentro e non riesce a “curare il mio curo inaridito” 🙂

    • Luca G. says:

      Sottoscrivo in pieno Moschio! Fin troppo artefatto e costruito – a cominciare dal finale forzatamente speculare al principio, al suicidio di Sandro (per quanto sia una scena riuscita se considerata a se stante), al rapporto stereotipato di Germano con la fidanzata ricca – per emozionare in modo autentico. Avevo trovato più riuscito, per quanto non esente da difetti, il precedente “Una vita tranquilla”. In ambito melodramma, perché tale è “Alaska” per me, mi ha ricordato a tratti “Two lovers” di James Gray, film di tutt’altro spessore però, per profondità dei personaggi, creazione della giusta atmosfera, significato complessivo, esplicito e non.

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