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Die Hard – Duri a morire (1995)

sabato 4 Giugno, 2016 | di Nicola Peirano
Die Hard – Duri a morire (1995)
Film History
2
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SPECIALE BUDDY MOVIE
Quando la coppia scoppia
Nel cinema action degli anni Ottanta, il binomio eroe bianco – eroe nero ricorre con singolare frequenza, come a rispecchiare le trasformazioni nella società e nell’opinione pubblica in seguito ai traguardi raggiunti nelle decadi precedenti dai movimenti afroamericani per i diritti civili.

Paradigmatici i casi di due franchise come Arma Letale o Die Hard, che si intrecciano in alcuni episodi a colpi di allusioni più o meno scoperte. Die Hard – Duri a morire rappresenta addirittura una sorta di fusione tra le serie concorrenti, essendo stata concepita come l’ennesima reunion del duo Mel Gibson-Danny Glover, ora rimpiazzati da Bruce Willis e Samuel L. Jackson. La nuova coppia di eroi è non a caso speculare a quella battezzata nel 1987 da mediacritica_die_hard_duri_a_morire_290Richard Donner, in cui da un lato c’era il bianco avventato e impavido, tutto muscoli e disperazione, dall’altro il nero timoroso e metodico, dedito a una vita tranquilla tra casa e lavoro routinario. I due formano ora l’ennesima “arma letale”, un mix esplosivo per la loro naturale contrapposizione in fatto di attitudini, stili di vita e colore della pelle, contrasto che trova un simbolo efficace nell’innesco degli ordigni piazzati per New York dal cattivo di turno: quando le due sostanze vengono mischiate, la bomba scoppia. Il calco sembra quasi pedissequo se il fuoco tematico non fosse tuttavia diverso, come lo era già in Trappola di cristallo dove a un certo punto della storia John McClane veniva affiancato da un poliziotto di colore. In Die Hard è infatti molto sfumata quella dicotomia tra “paura di morire” e “paura di vivere” che in Arma Letale era, al contrario, un’opposizione valoriale così fondante da dare corpo a un film altrimenti dimenticabile per l’intreccio. La confezione ludica e spettacolare invece è senz’altro più appagante per i suoi effetti nel giocattolo imbastito da John McTiernan, in cui battute ed esplosioni si susseguono a mitraglia senza aver mai l’impressione che i personaggi si possano far davvero male. Dietro questo disimpegno e da un sottotesto di immediata lettura, emergono citazioni e rimandi che riallacciano il film agli altri episodi della saga (la presa in giro dei media e delle istituzioni, la lotta tra tecnologia e istinto umano, la dialettica tra pubblico e privato), ad altri esempi di action urbani (l’antagonismo della giungla d’asfalto) oppure a topoi del cinema americano tra anni Ottanta e Novanta (come il curioso rovesciamento per cui il nero è civilizzato, ha un lavoro dignitoso e una posizione rispettabile, mentre il bianco, meglio se divorziato o alcoolizzato, è alla ricerca di una difficile integrazione nella comunità).

Die Hard – Duri a morire [Die Hard: With a Vengeance, USA 1995] REGIA John McTiernan.
CAST Bruce Willis, Samuel L. Jackson, Jeremy Irons, Graham Greene, Colleen Camp.
SCENEGGIATURA Jonathan Hensleigh. FOTOGRAFIA Peter Menzies Jr. MUSICHE Michael Kamen.
Azione/Poliziesco, durata 131 minuti.

2 Comments

  1. Anonimo says:

    Piccola chicca, due dialoghi a circa metà film:
    “Ah che bello..e io mi sposo DONALD TRUMP!”
    Poco dopo, ancora meglio: “Ci sono! HILLARY CLINTON, il 42esimo presidente!” “Ah no, lei sarebbe il 43esimo”

    • Anonimo says:

      Tra gli appassionati di fatalismo o di cospirazione verrà comunque apprezzato.
      A questo punto alla centralinista della polizia non resta che sposarsi con Hillary Clinton, tanto le nozze gay sono state legalizzate nel frattempo. Ops! Altra coincidenza…?

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