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Bridget Jones’s Baby

sabato 1 Ottobre, 2016 | di Martina Bigotto
Bridget Jones’s Baby
In sala
7
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Bridget ha messo (forse) la testa a posto
Bridget Jones è tornata. Finalmente. A dodici anni dal secondo capitolo cinematografico, accolto piuttosto tiepidamente dalla critica ma comunque diventato campione d’incassi al botteghino grazie al contributo della nutrita schiera di fedelissimi fan, torna sul grande schermo una delle icone femminili più amate degli ultimi decenni.

L’avevamo lasciata raggiante e in compagnia dell’aitante Mark Darcy, paladino della legge che non aveva indugiato a salvarla dagli impicci legali causati dalla strampalata vacanza asiatica consumata in compagnia del bello e sfuggevole collega Clever, pensando che tutto nella vita di Bridget fosse stato sistemato a dovere.mediacritica_bridget_jones_s_baby_290 Ma i seguaci di Bridget Jones sanno che la loro paladina ha un talento naturale per incasinare irrimediabilmente i propri ambiti biografici. I primi minuti di Bridget Jones’s Baby quindi non sorprendono più di tanto: benché abbia finalmente raggiunto una rispettabilissima posizione lavorativa e fatto pace con la bilancia, ritroviamo infatti una donna nuovamente single intenta a festeggiare in solitudine il proprio 43° compleanno e che non riesce a smettere di rimuginare per il Grande Amore perso cinque anni prima. E la piacevole sensazione che si prova nel guardare l’ouverture del film è quella di essere in qualche modo di nuovo a casa. Se purtroppo mancano sia l’inimitabile espressività facciale della Zellweger (probabilmente persa per sempre a causa dell’eccessivo ricorso a bisturi e botulino) che le iconiche gigantesche mutande contenitive della nonna (che però fanno bella mostra di sé sul poster del film) tanto apprezzate negli altri due film, la regista Maguire riporta in scena funzionali e fortunati coprotagonisti entrati oramai nel cuore degli aficionados come le immancabili imbarazzanti telefonate dei genitori Jones, il pigiama rosso che Bridget sfoggia nei bagordi domestici e un’eccezionale colonna sonora farcita di hit. Persino il duello in stile Austen tra pretendenti è – benché celato – ben presente. Se nei precedenti capitoli la pulzella doveva vedersela tra il bello e dannato playboy e il serioso cavalier servente, qui la scelta non sarà meno ardua dovendo sbrigare una faccenda non poco annosa: ossia individuare il padre biologico del bimbo concepito dopo due weekend di intensi incontri amorosi intercorsi nientemeno con l’ex fidanzato e magistrato di grido Mark e con Jack, mieloso statunitense milionario dai modi garbati. Gli incassi delle prossime settimane confermeranno o meno se la calorosa accoglienza che il pubblico ha riservato a questo nuovo film è soltanto un momentaneo fuoco di paglia. Nel frattempo, dilettiamoci con i camei di alcuni volti noti del mondo dello spettacolo britannico e le molte irresistibili gag di questo atteso sequel.

Bridget Jones’s Baby [id., Gran Bretagna 2016] REGIA Sharon Maguire.
CAST Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey, Sarah Solemany, Emma Thompson.
SCENEGGIATURA Sharon Maguire, David Nicholls, Emma Thompson (tratta dai personaggi creati da Helen Fielding). FOTOGRAFIA Andrew Dunn. MUSICHE Craig Armstrong.
Commedia/Sentimentale, durata 122 minuti.

7 Comments

  1. Gimmi I. says:

    Eh vabbè, salviamo anche Bridget Jones 3 allora… Qua l’autrice confonde un giudizio “critico” oggettivo con una simpatia personale per il personaggio. Bridget Jones 1 e 2 sono due film “decenti”, decorosi, guardabili e che strappano anche varie risate. Ma questo, dio mio… è fuori tempo massimo, vecchio e fintamente trasgressivo (quante parolacce per dimostrare la propria modernità). Bridget fa le stesse identiche cose di 15 anni fa, e onestamente non può più essere rappresentata da un’attrice che ormai non è più né cicciottella (e che nonostante questo continua a dire di volersi mettere a dieta, ridicolo) né “naturale” (la maschera di botox della Zellweger è a tratti terrificante). Un film grottesco.

  2. Benedetto detto Bettino C. says:

    Facendo la tara tra i due personaggi, mi ha un po’ ricordato i momenti più tristi e squallidi degli ultimi film di Fantozzi; quelli in cui c’era la coazione a ripetere di gag sempre più stanche e ripetitive

  3. Sabina says:

    Io sinceramente l’ho trovato molto divertente. Al cinema ridevano in tantissimi e di gusto. Le ansie e i tic di Bridget forse li capiscono meglio le donne. Per questo forse non l’avete apprezzato tanto. Io non lo boccerei totalmente.

    • Benedetto detto Bettino C. says:

      sul fatto che le donne possano essere più in sintonia sono d’accordo. Però anche io avevo apprezzato e mi ero divertito con i primi due (col primo molto); e d’accordo anche che ci sono momenti gradevoli anche in questo terzo (come in tutti i film comici, anche in quelli poco riusciti). Quello che intendevo contestare è il fatto che ripeta – fuori tempo massimo e sforzi – le stesse cose e lo stesso umorismo; è un recupero solo per i fan, che soggettivamente ci può anche stare, ma a livello più analitico lascia dubbiosi. Io per esempio amo Fantozzi e l’ispettore clouseau, essendo affezionato sorrido anche nei loro film peggiori, ma mi rendo conto che sono brutti, che è una risata puramente d’affetto e che non valgono un’unghia dei primi

      • Gimmi I. says:

        Il fatto che al cinema ridessero in tantissimi purtroppo non vuol dire nulla. Se io vado a vedere un film di Boldi e De Sica con in sala 200 fan di Boldi e De Sica loro rideranno, ma il film resta una schifezza! Riprendendo quello che scrive Sabina, forse è proprio questa la cosa che mi spiace più di tutte: ok Bridget 1 e 2, un fondino di verità e “naturalezza” nella storia e nella recitazione c’erano. Ma nel 3 è tutto di plastica, studiato a tavolino e finto, terribilmente finto. Possibile che bastino le ansie di una over 40 che passa un fine settimana di “pazze pazze follie” (a proposito, ma che roba è? Un festival? Un circo? Una sagra?) e si innamora di due uomini contemporaneamente per scatenare l’immedesimazione femminile? Basta COSì poco?

  4. Sabina says:

    Sinceramente il film l’ho trovato molto meglio del libro che l’aveva in qualche modo preceduto. Quello sì assai triste vista la storia di Mark Darci e del surrogato toyboy sostitutivo.
    Non é che credo sia un film degno di essere candidato all’Oscar, inteniamoci bene. Ma in sala passa tanto di peggio col beneplacito di tutti, addetti ai lavori e pubblico pagante. E qui la comicità della protagonista vista negli altri film fortunatamente c’era ancora. Quindi da questo punto di vista, nonostante tutto, non ha deluso le aspettative che avevo prima di vederlo.

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