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In guerra per amore

sabato 29 Ottobre, 2016 | di Valentina Cauteruccio
In guerra per amore
In sala
3
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Quando l’amore non basta
Arturo Giammarresi fa il garzone in un ristorante italiano nella New York del 1943. Si innamora della nipote del proprietario, che ricambia anche se è incastrata in un matrimonio organizzato da cui non può svincolarsi; a meno che il povero Arturo non decida di adeguarsi alle regole della terra natìa, andando in Sicilia a chiedere al futuro suocero la mano della bella Flora.

Solo che in quegli anni in Italia infuria la Seconda Guerra Mondiale, una guerra in cui gli americani decidono di prendere parte nel ruolo di salvatori dell’Europa. Così l’immigrato Arturo rientra in patria arruolato nell’esercito a stelle e strisce come soldato semplice, in un piccolo paese che si affaccia sul mare. Dopo La mafia uccide solo d’estate da Pif ci aspettiamo un film sulle mafie emediacritica_in_guerra_per_amore_290 non sull’amore e allora perché ambientare In guerra per amore durante la Seconda Guerra Mondiale? Perché la fine di Mussolini e l’arrivo degli alleati segnerà la grande ascesa della mafia al potere, soprattutto la grande infiltrazione nella politica che ancora oggi ci portiamo dietro. Questo vuole raccontare Pierfrancesco Diliberto, sullo sfondo di una storia di amore con personaggi ben strutturati e definiti, cercando di alternare la drammaticità della guerra con l’ilarità delle macchiette siciliane, esagerate ed esasperate negli atteggiamenti e nelle tradizioni. Non passano inosservate le citazioni cinematografiche, da Mediterraneo a Nuovomondo sia nell’ambientazione che in alcuni tratti stilistici della parte italiana, a Forrest Gump nelle poche scene oltreoceano. Alcune accortezze stilistiche e talune innovazioni – quando ad esempio don Calò chiede chi comanda nel paese di Crisafullo, si illumina prima la figura del Duce e poi la Croce disegnata sul muro per poi far dire al personaggio mafioso che ovviamente decide lui – rendono la pellicola per nulla noiosa, alternando magistralmente momenti di leggerezza e simpatia alla parte più tragica della guerra, andando a far leva sul senso di impotenza davanti alla legittimazione dei poteri mafiosi da parte degli alleati come ringraziamento per aver aperto la strada alla conquista senza perdita di vite americane. Alcune pecche ci sono, come l’eccesso di retorica in alcune scene e forse la recitazione “casalinga” di Pif, che a differenza del suo primo lungometraggio stona un po’ quando è accerchiato da personaggi perfetti come Saro e Mimmo. Forse l’obiettivo principale del regista è quello di raccontare e denunciare ancora la mafia in tutti i modi possibili, partendo dalla “base” storica; e quando il tenente Catelli chiede al soldato semplice Giammarresi se a lui non interessa niente della sua terra, è come se lo stesso Pif lo chiedesse a tutti i giovani suoi conterranei.

In guerra per amore [Italia 2016] REGIA Pif [Pierfrancesco Diliberto].
CAST Pif [Pierfrancesco Diliberto], Miriam Leone, Andrea Di Stefano, Stella Egitto.
SCENEGGIATURA Michele Astori, Marco Martani, Pif [Pierfrancesco Diliberto]. FOTOGRAFIA Roberto Forza. MUSICHE Santi Pulvirenti.
Drammatico, durata 99 minuti.

3 Comments

  1. brics says:

    Ha almeno imparato a girare un film a un livello non amatoriale?

  2. Nuss says:

    Mi resta sempre la sensazione che non vada a fondo nelle cose come potrebbe… La storia della mafia “istituzionalizzata” in Sicilia a causa degli Alleati è interessante, ma è all’acqua di rose. L’ho visto ieri a 2 euro e in tanti uscendo dalla sala non si erano neanche quasi accorti dell’obiettivo di Pif, perché è mescolato in mezzo a troppe altre cose e troppo “leggere”. Peccato!

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