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In questo numero

Animali notturni

sabato 19 Novembre, 2016 | di Carmen Spanò
Animali notturni
In sala
6
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Voto autore:

Piacere sadico
“Pensi mai che la tua vita sia diversa da come la volevi?”. In un momento di autoriflessione, Susan Morrow, proprietaria di una nota galleria d’arte di Los Angeles, pone questa domanda alla sua assistente. Il primo marito Edward, dopo un silenzio di 19 anni, le ha appena inviato un manoscritto con dedica in cui morte e vendetta dominano la narrazione. Per Susan, l’evento segna il momento di affrontare i demoni di un passato messo a tacere ma mai pienamente risolto.

La seconda opera firmata dal regista/stilista Tom Ford (A Single Man) si apre con una sequenza di immagini che è, da subito, esposizione di forme in eccedenza, esibizione indecente di un mondo che ha fatto della rappresentazione il proprio paradigma definitivo, nonché la deriva di ogni significato. mediacritica_animali_notturni_290Come le autostrade della città di Los Angeles si intrecciano creando geometrie sovrapposte nello spazio, così i piani della narrazione – ben tre – si intersecano e si allontanano dando luogo a realtà immaginate e ricordate, dai profili permeabili. La fotografia di Seamus McGarvey è funzionale alla differenziazione delle tre storie, mentre il montaggio di Joan Sobel le ricongiunge, creando un impasto narrativo di affascinante complessità. I punti di vista si sdoppiano, i rimandi testuali si moltiplicano; Animali notturni omaggia Hitchcock e Lynch, rivela un’attenzione ai dettagli degna di Kubrick e un senso del melodramma che guarda a Douglas Sirk: il film è un incrocio di citazioni stilistiche e di contenuto, un’elegante interpellazione (in)diretta al senso critico dello spettatore. Sa vestire le sue immagini Ford, in un modo così potente ed accurato da generare dei tableaux vivants di corpi, dettagli, luci, colori e stati d’animo: un vero estetismo della rappresentazione che conferisce alla mise en scène una carica visiva attraente e disturbante. L’arte come via di fuga, come processo di rielaborazione del lutto e del rifiuto, come strumento di vendetta che non contempla redenzione alcuna. In questo senso, il personaggio di Edward è il doppio del regista, del suo sguardo sulla realtà: si nasconde al tempo diegetico della storia principale, ma la sua narrazione incide inesorabilmente sulla vita di Susan, sconvolgendola. L’interpretazione di Jake Gyllenhaal presenta il giusto livello di drammaticità, quella di Amy Adams è penetrante nel riferire un disagio che la dilania dentro ma, allo stesso tempo, la intrappola in rigide posture dalla forte carica simbolica. La sequenza finale segna il culmine di quel piacere sadico che è proprio della vendetta nella sua forma più “intellettuale”, che sia attuata tramite la parola scritta o l’immagine rappresentata. Benvenuti nel mondo, bellissimo e feroce, di Tom Ford.

Animali notturni [Nocturnal Animals, USA 2016] REGIA Tom Ford.
CAST Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher.
SCENEGGIATURA Austin Wright (tratta dal suo romanzo Tony and Susan). FOTOGRAFIA Seamus McGarvey. MUSICHE Abel Korzeniowski.
Thriller/Drammatico, durata 116 minuti.

6 Comments

  1. Moschio says:

    Un gran film fatto di carne e sangue, in cui la parola vendetta ha molteplici significati. Un trattato sulla ferocia umana e sulla malvagità. Ottimi la regia di Tom Ford e gli interpreti.

  2. Baby Johnson says:

    Davvero un’ottima recensione! Che non spoilera e aumenta la curiosità per il film 🙂

  3. Marco says:

    Gran bel film, se ne vedono raramente, al di la della trama che può essere considerata cosa già vista, ogni altro aspetto e fantastico, regia attori fotografia montaggio ma sopratutto la colonna sonora penso sia la marcia in più veramente bella e azzeccata in ogni situazione veramente emozionante, complimenti al compositore Abel Korzeniowski.

  4. Ma loute says:

    Un capolavoro vero, senza mezzi termini. Estetizzante e nello stesso tempo profondo e intenso come un pugno nello stomaco

  5. Rendino says:

    Parte come un diesel, ma colpisce nel profondo. Ti resta in testa e non se ne va più

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