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Amore criminale

sabato 7 gennaio, 2017 | di Eleonora Degrassi
Amore criminale
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Un horror tra botte e irrisione
Uomini che odiano le donne, sono questi i carnefici di Amore criminale, programma della terza rete che ha per primo narrato la violenza sulle donne. Torture, botte, sangue e odio sono solo alcune delle armi che mostri dall’aspetto umano usano contro donne che spesso scusano, baciano, amano nonostante tutto, credendo di aver sbagliato.

Amore criminale è uno dei simboli di Rai 3 fin dal 2007, quando Camila Raznovich con piglio deciso e addolorato stupore ha iniziato a narrare donne umiliate, picchiate, violentate e uccise. A lei si sono susseguite Luisa Ranieri, Barbara De Rossi e ora Asia Argento, figlia dell’horror italiano, dark e trasgressiva. mediacritica_amore_criminale_290In uno studio nero, minimale, simbolo della prigione in cui le donne vivono quando subiscono violenza, Argento con tono monocorde accompagna il pubblico in storie di redenzione (di violenti che stanno lavorando su di sé), ricostruzione (di sopravvissute che vogliono coraggiosamente ricominciare), morte (di abbandonate dallo Stato). In un programma in cui al centro ci sono proprio vite di donne uccise da chi diceva di amarle, sembra forse poca cosa il cambio di conduzione, ma invece non lo è. Amore criminale è una docu-fiction, una narrazione in bilico tra realtà e “ricostruzione”, in cui l’urgenza e la necessità del racconto si scontrano con attrici, location, luoghi ricreati. C’è la fiction (la vicenda è in parte ricostruita) ma anche il docu, interviste ad amici, parenti, genitori, avvocati, forze dell’ordine. È quindi fondamentale che la narratrice sia in grado di portarci dentro quel dolore, di farci vergognare per ciò che queste sorelle, amiche, figlie, madri hanno patito e sofferto. È un timone difficile da tenere tra le mani perché chi compie violenza è chi ha tanto amato, addirittura qualcuno che è padre dei nostri figli. Chi racconta deve avere studiata misura e empatia, rabbia e commozione, non si tratta di una voce fuori campo e senza corpo, ma di un corpo con voce, peso, volto. Se la Raznovich era perfetta proprio in questo, Ranieri e De Rossi non sono state coreute ma per il loro lavoro interpreti, aggiungendo e non asciugando. Argento è fastidiosa e disturbante nella sua “atonia”, non crea empatia col pubblico, però forse grazie a ciò concentra l’attenzione sul corpo irriso e martoriato della vittima, una vittima con nome e cognome, come il carnefice, una storia e una crocifissione. “Each man kills the things he loves“, canta Jeanne Moreau (presente nel film di Fassbinder Querelle de Brest, presa dal componimento di Oscar Wilde) nella sigla, e proprio a questo serve il programma: a spiegare che non è vero, che è un maledetto, tragico, malato ossimoro, un falso culturale che per molto tempo è stato inculcato nelle nostre menti. L’amore è tutto tranne che criminale.

Amore criminale [Italia 2007 – in corso] IDEATORI Matilde D’Errico, Luciano Palmerino, Maurizio Iannelli.
CONDUTTORE Asia Argento. PRODUTTORE D4. RETE Rai 3.
Docu-fiction, durata 60 minuti (puntata).

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