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Beverly

sabato 7 gennaio, 2017 | di Edoardo Peretti
Beverly
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Questione di sguardi
Ci sono luoghi ricorrenti nelle sei storie che, legate in qualche modo tra loro, compongono Beverly, la prima graphic novel di Nick Drnaso, ventisettenne tra i più promettenti nel panorama del fumetto indipendente statunitense: questi luoghi sono gli ordinati quanto freddi vialoni con le villette tutte uguali tipici dei sobborghi delle grandi città statunitensi.

Questo paesaggio, urbano e umano, infatti è in qualche modo il vero protagonista, come dimostra la centralità che l’autore gli conferisce dedicandogli continuamente vignette che o interrompono il dialogo tra i personaggi o chiudono le singole storie. Sullo sfondo di questo sobborgo si incrociano e si sfiorano, spesso in maniera quasi impercettibile, le sei vicende, mediacritica_beverly_290che così compongono un affresco, per usare un riferimento cinefilo, quasi altmaniano: c’è chi, chissà quanto consapevolmente e quanto no, ferisce un disadattato per seguire i propri desideri e chi si vede ancora una volta frustrata nelle sue aspirazioni; c’è chi è vittima della pubertà e delle ossessioni e chi non è capace di ritrovarsi e di ritrovare l’altro; chi sfrutta le tensioni e le paure della comunità e, infine, chi rimane vittima della propria solitudine. I comuni denominatori sono l’amarezza, l’infelicità, la nevrosi e l’insoddisfazione, e tutti i protagonisti sembrano vittime senza possibilità di fuga, bloccati in un microcosmo che nella sua anonima freddezza appiattisce assumendo i connotati di una prigione. Infatti, il tratto minimale ed essenziale rende tutti i personaggi in qualche modo somiglianti, distinguibili solo per particolari, così come il monocromatismo degli sfondi e degli ambienti sottolinea l’anonimato dei paesaggi urbani. Drnaso dimostra di aver imparato bene la lezione di fumettisti come Chester Brown e soprattutto Daniel Clowes, e di poter raccogliere il loro testimone: il sottofondo di lancinante disperazione e il racconto di un’umanità alla deriva interiore, esasperati dal grottesco e dell’ironia, è molto simile, anche se in Beverly c’è meno cinismo e un po’ più di freddezza nello sguardo. C’è anche una vena carsica, ma costante di romanticismo, subito interrotto, appena accennato, inespresso e comunque sempre impossibile, testimoniato da un’altra costante dell’opera: gli occhi e gli sguardi dei personaggi, elementi ricorrenti e testimoni principali dello scarto tra i loro desideri e la loro realtà. Nick Drnaso, consapevole dei modelli di riferimento e capace di seguirne la strada con personalità, dimostra quindi di saperci fare e di meritare il ruolo di promessa decretato dalla critica statunitense e dagli appassionati, realizzando un’opera malinconica e straniante, sulla quale pesa solo a tratti un’eccessiva freddezza.

Beverly [id., USA 2016] TESTO E DISEGNI Nick Drnaso.
EDITORE Fandango. COLLANA Coconino Press.
Graphic novel, col., 134 pagine.

Beverly
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