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Cameraperson

sabato 4 febbraio, 2017 | di Stefano Lalla
Cameraperson
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Fuori onda
In venticinque anni di attività come direttore della fotografia, Kirsten Johnson ha girato mezzo mondo collezionando una grande quantità di video dal carattere personale e non. Cameraperson è un’operazione di selezione e montaggio dalla sua videoteca personale; è il film della sua vita e la qualità – anche umana – delle vedute che ci sottopone è straordinaria.

Anche se il suo nome può non suonare familiare, l’autrice è un rinomato direttore della fotografia che ha lavorato, tra gli altri, sui set di Fahrenheit 9/11, Citizenfour (che ha vinto l’Oscar nel 2015 come miglior documentario) e This Film is Not Yet Rated. È una figura importante tra gli addetti ai lavori del cinema americano contemporaneomediacritica_cameraperson_290 ed è garanzia che le immagini di questo documentario found footage siano di prima categoria, ma sarà in grado di raccontare una storia? Sì e no, nel senso che Cameraperson non si pone il problema di organizzarsi in una narrazione ma riesce lo stesso a darci spunti di riflessione, senza esaurirli del tutto. C’è la volontà di lasciar parlare i contenuti senza aggiungere nulla, nemmeno una voce fuori campo coma avveniva ne Il sale della terra, per citare un film simile. La regia – o montaggio, in questo caso – è tutta nella scelta delle clip e nel modo in cui esse sono giustapposte. Tra Bosnia, Stati Uniti, Colombia, Liberia, Rwanda e molti altri luoghi del mondo, Kirsten Johnson ci mostra gli outtake dei suoi film, ma anche scene famigliari private, cercando di rivelare qualcosa di ineffabile sul rapporto tra le persone e l’obiettivo cinematografico che le inquadra. In una delle tante sequenze, la regista torna in Bosnia a distanza di anni per mostrare alla stessa famiglia di contadini che aveva conosciuto durante la lavorazione di I Came to Testify i filmati realizzati cinque anni prima. In un’altra vediamo la madre di Kirsten Johnson muoversi per casa con aria inconsapevole; alla donna è stato diagnosticato il morbo di Alzheimer. Il filo conduttore è la voce della regista che interpella i soggetti da dietro la videocamera, sempre con grande umanità e, anche quando si toccano argomenti come malattia e genocidio, l’atmosfera rimane quella di una chiacchierata tra amici e parenti. Questo clima disteso è la qualità maggiore del film insieme all’eccezionalità delle immagini. Cameraperson è un bel regalo ai direttori della fotografia di tutto il mondo poiché dà, una volta tanto, una raffigurazione cinematografica appassionante e umana della loro figura professionale.

Cameraperson [id., USA 2016] REGIA Kirsten Johnson.
SOGGETTO Kirsten Johnson. FOTOGRAFIA Kirsten Johnson. MONTAGGIO Nels Bangerter, Amanda Laws.
Documentario, durata 102 minuti.

Cameraperson
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