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Moonlight

sabato 18 febbraio, 2017 | di Eleonora Degrassi
Moonlight
In sala
5
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Voto autore:

I ragazzi neri sembrano blu
“Ad un certo punto devi decidere da solo chi vuoi essere”: Juan, padre adottivo, lo dice al suo nuovo amico per aiutarlo a superare le difficoltà (familiari, adolescenziali, sessuali).

Moonlight, candidato a 8 premi Oscar, è un film su una crescita, quella di Chiron, bambino afroamericano che compie i primi passi nel mondo, sulla sua maturazione – quella del ragazzino scopertosi omosessuale – e sulla sua rinascita – quella dell’uomo che fa di tutto per allontanarsi da quel sé che preme sotto i muscoli e il grillz. mediacrtica_moonlight_290Barry Jenkins, nel suo 2° lungometraggio, tratto dalla pièce teatrale di Tarell Alvin McCraney Moonlight Black Boys Look Blue, divide la vita del suo protagonista in 3 capitoli, intitolati con i nomi con cui viene chiamato: Little, Chiron e Black. È un’opera che prende le mosse dalla cinematografia nera (Spike Lee, John Singleton) per poi percorrere una propria strada intrecciando insieme, in maniera poetica e libera, la questione razziale e sessuale, elementi questi che danno forma e sostanziano la storia stessa. Jenkins racconta un afroamericano fragile e delicato, rompendo così i soliti stilemi, quelli del machismo esasperato, della virilità a tutti i costi; i bulli si accaniscono proprio su Chiron, picchiandolo, facendolo scappare. Il regista mostra le fasi dell’esistenza, immergendo il ragazzo in un mare di emarginazione e decadenza, droga e bullismo, ma ciò che emerge è la sua crescita, struggente e delicata. Se nella prima parte Little è un bambino silenzioso e spaventato, muto per le violenze dei compagni, nella seconda è Chiron, adolescente che scopre se stesso e lo strazio che ciò provoca; nell’ultima poi è Black – nomignolo datogli da Kevin, il suo unico amico -, pieno di muscoli, droga e malinconia. Chiron guarda allo specchio i lividi e le escoriazioni, prende le botte portando le ferite con profondo dolore, piange le lacrime più calde sentendo al telefono la voce del passato, eppure resta sempre in lui quella fragilità che lo rendeva diverso dagli altri. L’occhio dell’autore si avvicina ai volti, ai corpi, sfuocati nella sofferenza e mossi con l’imprevedibilità dell’esistenza, segue i cambiamenti del protagonista, metaforizzati dall’acqua come fonte battesimale che lava il Chiron “vecchio” per far venire a galla quello “nuovo”. Moonlight culla il pubblico in una ninna nanna scura, toccante per la tenerezza di Chiron che sopravvive alla sua guerra quotidiana e struggente per la brutalità del mondo che lo circonda. Picchiati e accarezzati dalla stessa mano siamo anche noi Blu, illuminati dalla luna.

Moonlight [id., USA 2016] REGIA Barry Jenkins.
CAST Mahershala Ali, Trevante Rhodes, Ashton Sanders, Alex Hibbert, Naomie Harris.
SCENEGGIATURA Barry Jenkins (dalla pièce Moonlight Black Boys Look Blue di Tarell Alvin McCraney). FOTOGRAFIA James Laxton. MUSICHE Nicholas Britell.
Drammatico, durata 111 minuti.

Moonlight
3.26 19 65.26%

5 Comments

  1. Spencer says:

    Non mi ha convinto del tutto, in primis per la regia, che in certi momenti ho trovato piuttosto compiaciuta. Un limite che ho riscontrato soprattutto nelle prime due parti e molto meno nella terza, che secondo me è quella più controllata e intensa, e forse più riuscita.

    • Luca says:

      Concordo!
      L’unica parte che mi ha davvero convinto, la terza, molto trattenuta e proprio per questo intensa.

      Nel complesso invece sono più dubbioso. Francamente un film per il quale si spendono lodi eccessive. Sarà la particolare contingenza storica… mah.

  2. Moschio says:

    Bella recensione Eleonora! Io però avrei dato 3 stelle …

  3. Benedetto detto Bettino C. says:

    Sì, però fare una recensione di La La Land senza parlare del musical, di emma Stone e gosling, del sogno e insistere così sul personaggio di colore che ha un piccolo ruolo; ma che recensione è???,,,ah, no, scusatemi, è la recensione di Moonlight

  4. Agim says:

    L’ho recuperato l’altroieri, post-Oscar e post-tutto. Devo ammettere che mi ha molto coinvolto… leggo della regia compiaciuta, e non si può negare. Ma è un film che ha “qualcosa” che resta attaccato alla pelle, che prosegue nella testa anche dopo i titoli di coda… Forse non da Oscar, siamo d’accordo, ma resta a mio parere cmq uno dei migliori 10 film dell’anno

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