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Train to Busan

sabato 1 aprile, 2017 | di Lisa Cecconi
Train to Busan
Festival
2
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Voto autore:

15° Florence Korea Film Fest – Festival of Korean Cinema in Italy, 23 – 31 marzo 2017, Firenze

Non aprite quel vagone
“Non farlo più!”,“Che cosa?”, “Essere buona”. Seok-woo, rampante manager di una società finanziaria, non ha dubbi sulle lezioni da impartire alla figlioletta. Quando le cose si mettono male, pensare a se stessi è l’unico imperativo. E quale momento migliore per testare la sua teoria di un’apocalisse zombie scatenata da un virus sconosciuto? Train to Busan, applauditissimo horror di Yeon Sang-ho, non si attarda troppo nelle premesse.

L’espediente del treno in fuga dall’inferno dell’epidemia, ma a sua volta letale microcosmo di spaventosi infetti, è il motore che innesca una lotta feroce per la sopravvivenza. Un manipolo di passeggeri sviscera il meglio e il peggio di sé nel precario tentativo di salvare la pelle, mentre il virus mostruoso procede come il treno: mediacritica_train_to_busan_290rapido, inesorabile e soprattutto orizzontale. A ristabilire la verticalità di piramidi e gerarchie ci pensano piuttosto i sopravvissuti, nettamente divisi tra eroismo ed egoismo e con un’etica inversamente proporzionale alle fasce di reddito. Non sorprende dunque che tra le diverse ascendenze del film, oltre allo Snowpiercer di Bong Joon-ho e al 28 giorni dopo di Danny Boyle, figuri anche l’allegoria sociale tipica di George Romero. Dal massacro televisivo degli scioperanti all’esercito che fa strage di chi dovrebbe proteggere, passando per l’arrivismo cinico e individualista degli squali dell’economia. Un ritratto a tratti manicheo ma capace di trovate memorabili, come i vagoni del treno limitrofi ma separati da diversi gradi di (dis)umanità. Non è da meno l’orda degli zombie, bramosa solo di ciò che può vedere, tenuta a bada da qualche foglio di giornale e risvegliata dalla suoneria di uno smartphone o dal rumore di una bibita in lattina. Tuttavia, più che la facile critica sociale, ciò che conquista di Train to Busan è l’efficacia di una regia sorprendente. Incurante dei limiti degli spazi ristretti, Yeon Sang-ho inchioda lo spettatore alternando abilmente dinamismo e suspense. Dalla prossimità claustrofobica delle inquadrature all’interno del treno alla sinuosa spettacolarità delle riprese aeree, la macchina da presa inquieta e diverte, affiancata dal ritmo di un montaggio sostenuto ma mai sincopato. La potenza visiva delle scene di massa, le innaturali contorsioni degli infetti e la credibilità degli attori, in primis Gong Yoo e la piccola Kim Su-an, garantiscono la riuscita anche sul piano delle performance. Chi sente la mancanza di un più corposo impianto narrativo può integrare la visione con il film d’animazione Seoul Station, realizzato dallo stesso regista in qualità di prequel ideale. Per tutti gli altri, l’eccellente equilibrio tra horror, dramma e ironia sarà più che sufficiente per intrattenersi con la parabola di una società letteralmente giunta al capolinea.

Train to Busan [Busanhaeng, Corea del Sud 2016] REGIA Yeon Sang-ho.
CAST Gong Yoo, Ma Dong-seok, Jung Yu-mi, Kim Su-an.
SCENEGGIATURA Park Joo-suk. FOTOGRAFIA Lee Hyung-deok. MUSICHE Jang Young-gyu.
Thriller/Azione/Horror, durata 118 minuti.

Train to Busan
4 3 80%

2 Comments

  1. Yeah! says:

    Dalla recensione mi ispira un sacco questo film! speranze che venga distribuito?

    • Lisa says:

      E’ bellissimo, la distribuzione per ora si è limitata ai festival ma visto il successo anche in rete speriamo ci facciano un pensierino. 😉

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