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Ho affittato un killer (1990)

sabato 8 aprile, 2017 | di Massimo Padoin
Ho affittato un killer (1990)
Film History
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SPECIALE AKI KAURISMÄKI
La semplicità di non voler più morire
Si sa, nell’arte e non solo la semplicità è la qualità più difficile da ottenere, ma ad Aki Kaurismäki questa capacità sembra non esser mai mancata.

Come si può raccontare la riscoperta del vivere di un uomo mediocre, che dalla sua ha solo un lavoro grigio e ripetitivo da impiegato all’interno di un ipotetico ufficio delle acque, sommerso da scartoffie e accerchiato da colleghi anziani con cui mai si è integrato? Ovvio, con la decisione di farla finita definitivamente, in particolare da quando l’ufficio sovrintendente decide di licenziarlo senza preavviso.mediacritica_ho_affittato_un_killer_290 Magari impiccandosi in quel minuscolo buco che è casa sua, se solo fosse in grado di appendere la corda saldamente alla parete, oppure inalare del gas, sempre che il comune non decida di staccarlo a tutta la città, oppure andare sul sicuro e decidere di pagare un professionista per farsi uccidere. L’uomo recupera tutti i suoi risparmi e li investe nel killer (più alcool e sigarette), e mentre attende che arrivi il sicario a mettere fine alla sua vita incontra Margaret in un bar: da allora la sua visione delle cose cambierà. Senza mai psicologizzare, in Ho affittato un killer Kaurismäki racconta con la semplicità e linearità di una favola moderna la radicale trasformazione della visione di un uomo che ritrova il senso della propria vita proprio nel momento in cui ha abbandonato tutto. L’uomo – perso ogni proposito e qualsiasi tipo di reverenza nei confronti del quieto vivere, come le sigarette e l’alcool, privazioni che toglievano il gusto al vivere spensieratamente – abbandona una volta per tutte la sua esistenza costipata di mediocre impiegato per lasciarsi andare piacevolemente. Con il tono da commedia nera, in cui si mescola l’amaro grigiore del mondo moderno e l’assurdità dei meccanismi spersonalizzanti della società contemporanea, Kaurismäki gioca con colori puri ma devitalizzati, inquadrature precise e spesso invase da singoli elementi tagliati dal campo, dettagli pieni e una fotografia antinaturalistica fatta di lame di luce nette, che nel tempo sono diventati cifra stilistica dell’autore, assieme alla recitazione distaccata dei suoi attori. Ho affittato un killer è tra le pellicole di Kaurismäki che più fa uso di una nera ironia raccontando l’estrema logicità delle azioni in una situazione paradossale. È questa linearità tra causa ed effetto, così cristallina, a farci riscoprire la semplicità e in particolare l’umanità spesso schiacciata dalle sovrastrutture contemporanee, che spogliata da costrizioni ritrova il proprio senso, anche quando si ha già pagato per la propria morte.

Ho affittato un killer [I Hired a Contract Killer, Finlandia/Gran Bretagna/Svezia/Francia 1990] REGIA Aki Kaurismäki.
CAST Jean-Pierre Léaud, Margi Clarke, Kenneth Colley, T. R. Bowen.
SCENEGGIATURA Aki Kaurismäki. FOTOGRAFIA Timo Salminen. MONTAGGIO Aki Kaurismäki.
Commedia/Drammatico, durata 79 minuti.

Ho affittato un killer (1990)
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