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Assalto al cielo

sabato 8 aprile, 2017 | di Andrea Moschioni Fioretti
Assalto al cielo
Festival
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Voto autore:

10° Le Voci dell’Inchiesta – Festival di Cinema del Reale, 5 – 9 aprile 2017, Pordenone

Il pensiero svelato
Assalto al cielo di Francesco Munzi è documentario di puro montaggio realizzato con materiali, in parte inediti, originali registrati dai protagonisti delle lotte sociali a cavallo tra il ’68 e il 1976. Nessun intervento di montaggio interno alle sequenze o di commento ad esse: è lo spaccato di un’epoca, nudo e crudo.

Il significato del film è racchiuso nella cornice: le prime sequenze presentano immagini di modelle con un commento sonoro che ne esalta l’emblema di progresso dal punto di vista della loro iconicità, e contro la quale i giovani dissentirono; l’ultima sequenza invece è ambientata durante un festival musicale a Parco Lambro e i “fratelli” di quei giovani si ribellano per l’aumento del prezzo del pollo in un baracchino. mediacritica_assalto_al_cielo_290Regresso del pensiero o una sorta di quiete prima della tempesta terroristica? Chissà… nel mezzo c’è l’evoluzione di un concetto, quello di rivoluzione, che Munzi maneggia sapientemente senza però spiegare troppo, con numerose e pensate ellissi temporali e, se non si conosce l’epoca, si perdono passaggi fondamentali. Ma tutto ciò non è negativo, anzi così facendo Munzi esprime al meglio la confusione che imperava ieri come oggi. Se le lotte studentesche erano fatte sulla base di un sentire colto, sia di destra che di sinistra, gli anni ’70 si impoverirono intellettualmente anche grazie all’arrivo delle droghe e tutto diventò meno epico. In entrambi i contesti c’era un senso di spaesamento dettato da ideali, forse troppo miopi per un vero contraddittorio, che mescolarono gli studenti con gli operai e in seguito gli intellettuali della prima ora con i tossici. Ma si parlava, si dialogava con tutti, anche e soprattutto con le mazze e i pugni, e i giovani sembravano meno apatici di oggi. Certo, i tempi sono cambiati, ma le piazze erano in movimento. Munzi non vuole però mostrare nostalgia di quei tempi, anche perché non li ha vissuti, ma racconta cosa c’era nelle menti e nei cuori di quei giovani incazzati che poi saranno schiacciati o “modificati” dal sistema. Guardando Assalto al cielo si può dire che racconti uno degli ultimi momenti in cui il popolo ha fatto paura al potere; poi verranno i nani e le ballerine, i comici e tangentopoli a ricordarci chi comanda, e la contesa verrà annullata. Ogni spettatore può dare la sua lettura del film, proprio perché è privo di una tesi: un documento politico sì, ma che abbraccia sia chi quei tempi li ha vissuti sia chi ha voglia di conoscere le loro parole e non la Storia. Per quella esistono gli storici; il cinema invece, in questo caso, è un specchio crudele ma reale.

Assalto al cielo [Italia 2016] REGIA Francesco Munzi.
SOGGETTO Francesco Munzi. MONTAGGIO Giuseppe Trepiccione.
Documentario, durata 72 minuti.

Assalto al cielo
3 5 60%

One Comment

  1. Dory says:

    Visto a Venezia; molto interessante come approccio

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