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Libere disobbedienti innamorate

sabato 15 aprile, 2017 | di Eleonora Degrassi
Libere disobbedienti innamorate
In sala
1
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Voto autore:

Un racconto di autoaffermazione e libertà
Fin da subito esplode la vita in Libere disobbedienti innamorate, l’opera prima della regista palestinese Maysaloun Hamoud. Una vita a volte difficile, spesso complicata, dolorosa addirittura, in bilico tra due mondi, tra terra e mare, come dice il titolo in lingua originale, Bar Bahar.

Hamoud pone il suo occhio proprio lì, in quella terra di mezzo, in quel piccolo spazio, a Tel Aviv, in cui vivono Leila, Salma e Noor, le tre protagoniste di questo film che è una dichiarazione (di intenti e di libertà), un atto di presentazione (di una generazione e di una cultura), un urlo raccolto (di indipendenza ed emancipazione). Libere disobbedienti innamorate – nonostante la riduttiva traduzione del titolo che aggettivizza in maniera semplicistica le protagoniste -, racconta di Leila, mediacritica_libere_disobbedienti_nnamorate_290un avvocato che non vuole cambiare per niente e nessuno, di Salma, che ama le donne di nascosto dalla famiglia e di Noor, una studentessa, che sotto il velo cela sguardi sognanti il mondo fuori, promessa sposa a un uomo violento. È proprio Noor l’emblema di questo film e di quel “tra terra e mare”, personaggio in cui il dualismo raggiunge l’apice, in cui la tradizione (il rito del velo) viene contaminata dal fondamentalismo (il suo fidanzato). Leila, Salma e Noor sono donne arabo-palestinesi differenti, di cultura e gusti sessuali diversi; ed è questo il punto, perché se da una parte si mostrano i tabù e le contraddizioni di un Paese retrogrado con le sue figlie, dall’altra proprio queste diventano narrazione del multiforme. Se le prime due si ribellano a ogni passo, col loro corpo, con atteggiamenti e reazioni, la ribellione della terza è lenta e silenziosa, come lento e silenzioso è il fluire di questo canto di affermazione e politica (dei sentimenti e dell’esistere), di distacco (dalla famiglia, dai cliché e dalla – falsa – tradizione) e rinascita (la fuga di Salma nella notte, il bagno di Noor). Il centro di tutto è la casa, il luogo in cui le ragazze sono libere di essere ciò che sono (la danza di Noor e Leila) ma è anche dove il reato si compie. È una favola malinconica di trasformazione e crescita, di realtà cruda e di abbracci sinceri, e a sostegno di ciò la regia si fa di volta in volta o lieve nel cogliere nei gesti e negli sguardi il taciuto, o implacabile nel mostrarlo in modo talmente asciutto da renderlo insopportabile. È una storia di coralità e solidarietà femminile, tributo ad Almodóvar, ma anche di vendetta – la regista intervistata cita Tarantino -, non quella di sangue e fluidi, ma quella contro gli uomini, contro le regole e gli stilemi voluti da una società patriarcale che ingabbia e opprime. In Libere disobbedienti innamorate non ci sono eventi straordinari, a essere straordinarie però sono queste tre donne che con le loro azioni e ribellioni dimostrano che l’unica strada da percorrere è la scelta libera e l’autodeterminazione.

Libere disobbedienti innamorate [Bar Bahar, Israele/Francia, 2017] REGIA Maysaloun Hamoud.
CAST Mouna Hawa, Sama Jammelieh, Shaden Kanboura, Mahmud Shalaby, Riyad Sliman.
SCENEGGIATURA Maysaloun Hamoud. FOTOGRAFIA Itay Gross. MUSICHE MG Saad.
Drammatico, durata 96 minuti.

Libere disobbedienti innamorate
3.2 5 64%

One Comment

  1. Xenia says:

    Concordo! Il titolo italiano è pessimo, impoverisce tutto purtroppo

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