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A casa nostra

sabato 29 Aprile, 2017 | di Edoardo Peretti
A casa nostra
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4
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Le Pen is on the table
Cade a pennello l’uscita di A casa nostra di Lucas Belvaux, data la coincidenza con le elezioni presidenziali francesi e con il ruolo, comunque vada, di primo piano di Marine Le Pen e del suo Fronte Nazionale.

Il film del regista belga vuole essere infatti allo stesso tempo una presa di posizione politica netta nei confronti del partito nazionalista d’Oltralpe e una riflessione più stratificata sui motivi del successo di questo e di altri populisimi. Contrasto, quello tra presa di posizione politica netta e più ponderata analisi sociologica, che si riflette sulla protagonista Pauline (un’intensa e asciutta Emilie Dequenne), mediacritica_a_casa_nostra_290infermiera in una cittadina della provincia più profonda e simbolica nel nord della Francia; è una grande lavoratrice ed è una brava persona, non è razzista né fedele a ideologie estremiste, è un po’ frustrata nel privato ed è a contatto continuamente con la “pancia” dei concittadini. Per questo motivo viene convinta a candidarsi sindaco in rappresentanza del partito una volta dichiaratamente d’estrema destra e che ora si presenta come “né di destra né di sinistra” (ricordiamolo, a grandi linee la svolta che il Fronte Nazionale ha avuto col passaggio da Le Pen padre a Le Pen figlia), dalle cui sirene è sempre più attratta. È A casa nostra il film giusto al momento giusto? In parte; innegabilmente è utile nel lanciare spunti con cui poter capire il fascino perverso dei populismi, il loro attrarre fasce differenti, per cultura, moralità e classe, della popolazione nutrendosi contemporaneamente delle pulsioni peggiori e di paure e rabbie più comprensibili. È però soprattutto un film irrisolto e, in fin dei conti, molto meno efficace di quanto avrebbe voluto e potuto essere. Belvaux infatti non riesce a miscelare l’accusa politica e l’analisi sociologica, non andando davvero fino in fondo in nessuno dei due aspetti. È declamatorio come un comizio elettorale e perciò non realmente duro quando racconta le pulsioni e i personaggi più oscuri, ed è ingenua, prevedibile e talvolta banale la parte “melodrammatica” con cui vorrebbe tratteggiare i tormenti e le contraddizioni della protagonista. È un film che manca di forza nel tratteggiare gli aspetti peggiori e d’ambiguità nell’affrontare quelli più problematici; non l’ambiguità nel sostenere in qualche modo il Fronte Nazionale, quanto quella necessaria per dare un affresco davvero profondo delle cause che portano al suo successo. È un film che non va in profondità, se non in sequenze e personaggi isolati, e rimane sulla superficie più declamatoria e ovvia. Così, con il senno di poi, i momenti più potenti ed inquietanti sono le panoramiche sulla cittadina con cui il film si apre e si chiude; gli unici momenti in cui si intuisce, rabbrividendo, che la questione interessa tutti.

A casa nostra [Chez nous, Francia/Belgio 2017] REGIA Lucas Belvaux.
CAST Emilie Dequenne, Guillaume Gouix, André Dussolier, Patrick Descamps, Catherine Jacob.
SCENEGGIATURA Lucas Belvaux. FOTOGRAFIA Pierric Gantelmi d’Ille. MUSICHE Frédéric Vercheval.
Drammatico, durata 117 minuti.

4 Comments

  1. AsciiX says:

    L’altro giorno un mio amico francese mi parlava proprio di Lucas Belvaux. Mi diceva che nei primi anni 2000 ha fatto una trilogia di film che in Francia ha avuto grande successo e che qua da noi manco è uscita in dvd… Una specie di Rashomon: la stessa situazione girata in tre modi diversi, vista da tre punti di vista differenti. Peccato nessuno se lo calcoli qua

  2. Peter says:

    Visto recentemente, tutto sommato sono d’accordo con la recensione. Secondo me non sempre le decisioni della protagonista sono del tutto convincenti e credibili sul piano narrativo, non si capiscono fino in fondo i motivi più profondi che la conducono verso la candidatura con l’estrema destra.

    • Edop says:

      Ti ringrazio! sono d’accordocon te. Penso che l’intenzione fosse riflettere su come i populismi e gli estremismi possano affascinare anche chi ha poco a che fare con quelle ideologie, ma è tutto sfocato; a livello narrativo come a livello politico. Bruttissimo poi il finale

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