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Insospettabili sospetti

sabato 6 maggio, 2017 | di Emanuele Rauco
Insospettabili sospetti
In sala
4
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Voto autore:

Dalla pensione con furore
Cosa c’entra Zach Braff, attore stralunato di Scrubs e regista di delicati ritratti di uomini e ragazzi al bivio, con un film di rapina interpretato da tre anziani fuori luogo? Probabilmente nulla e infatti Insospettabili sospetti è un film che va fuori da poetiche e politiche degli autori e si pone come onesto prodotto hollywoodiano di fascia media.

Il film – remake di Vivere alla grande di Martin Brest – racconta di tre vecchi amici e colleghi dalla vita grama che rischia di diventare ancora più grama quando la fabbrica in cui lavorano da anni si trasferisce utilizzando le loro pensioni per pagarsi i debiti. Così, tre operai anziani e malconci tenteranno di rapinare una banca per riprendersi i soldi e le loro vite.mediacritica_insospettabili_sospetti_290 Scritto da Theodore Melfi, Insospettabili sospetti (Going in Style) è una commedia sulla e per la terza età con risvolti criminali come recentemente se ne sono viste parecchie, senza che Braff inventi o metta in campo qualche tocco in più. La giustificazione “autoriale” se vogliamo è nella lotta di classe e generazionale, i colletti blu che si vendicano degli yuppies che hanno ormai preso il potere ma che continuano a essere rampanti distruggendo l’America, la generazione dimenticata dei pensionati che si riprendono ciò che spetta loro togliendolo ai principali centri di potere (banche, aziende, industrie e stato) sovrapponendo il dovere civile di aiutare gli anziani con l’atto criminale. Tutto giusto e sanamente anarchico. Ciò che non è per nulla anarchico è il modo in cui Braff racconta e mette in scene tutto questo: Insospettabili sospetti è un prodotto – prima ancora che un film – completamente in mano al pilota automatico. A partire dal casting standard, con attori pluripremiati che ormai fanno solo ruoli con questo stampino, interpretandoli senza alcuna sensibile differenza (vedasi Alan Arkin, relegato dopo l’Oscar per Little Miss Sunshine a essere il vecchio un po’ rintronato ma in fondo più saggio e furbo di tutti), fino alle gag su vecchiaia e problemi di salute imbarazzanti arrivando alle scelte visive ferme agli anni ’70 del film originale. A ciò si aggiunga che nemmeno la forma è di quelle irrinunciabili, con un paio di sequenze piuttosto mal realizzate: a salvare Insospettabili sospetti dal naufragio, fatto salvo il carisma professionale del cast, sono la genuina tenerezza, l’onestà emotiva con cui Braff conduce il racconto, il lieve brio melanconico con cui approccia il finale. Almeno – in un film alimentare e un po’ faticoso – una vena che fa ricongiungere un progetto come un altro ai reali interessi del suo autore.

Insospettabili sospetti [Going in Style, USA 2017] REGIA Zach Braff.
CAST Michael Caine, Morgan Freeman, Alan Arkin, Ann-Margret.
SCENEGGIATURA Theodore Melfi. FOTOGRAFIA Rodney Charters. MUSICHE Rob Simonsen.
Commedia, durata 96 minuti.

Insospettabili sospetti
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4 Comments

  1. Moser1400 says:

    Verrà il momento in cui Braff azzeccherà un film “vero”? Con Garden State mi ero illuso, visto e rivisto… ero convinto fosse nato un autore. E invece mi sa che la strada è lunga

  2. Dory says:

    Ma rispetto a “Uomini di parola” è meglio? peggio? allo stesso livello? una fotocopia?

    • Emanuele Rauco says:

      diciamo che è un po’ diverso. più leggero, più sentimentale, meno grottesco. tra i due scelgo questo ma siamo da quelle parti

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