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…hanno cambiato faccia (1971)

sabato 20 maggio, 2017 | di Erasmo De Meo
…hanno cambiato faccia (1971)
Film History
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Voto autore:

SPECIALE HORROR POLITICO
Scegliere quando, non cosa
È ancora vero che “il terrore, oggi, si chiama tecnologia” come scritto da Herbert Marcuse, citato a chiusura di …hanno cambiato faccia?

Nel 1971, quando il film, opera prima di Corrado Farina, venne presentato al Festival di Locarno vincendo il Pardo d’Oro, al crescente settore mediatico la critica si faceva, con toni aspri e ideologici ma anche con una lucidità, oggi sbiadita, capace di leggere le gravita e i possibili sviluppi di un fenomeno di cui oggi si parla mediacritica_hanna_cambiato_faccia_290diffusamente − e per questo meno efficacemente − col tono indignato, per l’obbligo di una resistenza che è quasi orpello, ma stanco, come di chi ha perso in partenza la partita. Heidegger e la Scuola di Francoforte identificavano già i media, la tecnologia e, più in generale, la téchne come la Storia stessa, la più diretta manifestazione del Tempo. Farina non a caso mette nel salotto della casa dell’Ingegnere Giovanni Nosferatu, simbolo del potere ideale, sciolto da ogni contingenza, pendoli e dispositivi oscillanti, che sembrano non essere mai stati avviati da una mano “umana” e non avere mai rallentamenti né fine. L’intuizione del film, potente ancora oggi, mescola così il mito di Dracula a quello di Crono, figure oltre il tempo, che di questo si servono facendone il loro principale dispositivo di controllo. Protagonista è Alberto Valle, impiegato di una delle tante aziende in cui la gerarchia è disposta selettivamente e spietatamente su più piani. Alberto, mai andato oltre il suo decimo piano, viene chiamato al ventesimo, dove scopre che colui che credeva essere il capo, invisibile e indiscusso, dell’azienda è a sua volta soggetto ad un potere ancora più forte. Richiesto direttamente dal reale padrone dell’azienda Alberto si reca nella sua villa di campagna, in un paesino nebbioso dove gli abitanti sono rari, sfuggenti e muti. Qui il parco e la casa a più piani sono un labirintico intrigo di percorsi obbligati – come nei moderni centri commerciali − e accessori pubblicitari, con l’interfono che, come un soggetto meccanizzato delegato alla propaganda, ripete messaggi pubblicitari e dichiarazioni politiche. Lentamente l’Ing. Nosferatu svela la sua reale identità, attraverso i meccanismi dell’horror classico, dove silenzi e musiche taglienti, penombre e angolature vertiginose prendono il sopravvento sulla parola. In questo percorso Alberto è accompagnato da due figure femminili antitetiche, rappresentanti la sottomissione e la libertà, le due vie tra cui egli stesso dovrà scegliere dopo aver ucciso Nosferatu-Crono. Ma la rivelazione sta qui: Alberto sceglie la sottomissione, seppure come vertice del potere, e la tesi del film è racchiusa in una battuta secondo cui non è possibile scegliere cosa − il nostro percorso umano è obbligato e “confezionato” − ma solo quando, ammettendo la nostra subordinazione.

…hanno cambiato faccia [Italia 1971] REGIA Corrado Farina.
CAST Giuliano Esperanti, Adolfo Celli, Geraldine Hooper, Francesca Modigliani.
SCENEGGIATURA Corrado Farina, Giulio Berruti. FOTOGRAFIA Aiace Parolin. MUSICHE Amedeo Tommasi.
Horror, durata 92 minuti.

…hanno cambiato faccia (1971)
4 3 80%

2 Comments

  1. yeah says:

    Recensione splendida di un film purtroppo rimasto un po’ nel dimenticatoio, nonostante sia molto più bello e profetico di molti altri horror italiani di quel periodo esaltati dal recupero un tanto al kilo della nostra serie B! Fra l’altro, ho trovato evidentissimi sono i riferimenti alla Fiat e ad Agnelli

  2. Caterina says:

    Non leggevo una recensione così efficace da molto tempo. Mi è venuta una gran voglia di recuperarlo! Complimenti Erasmo e a Mediacritica

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