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Sieranevada

sabato 10 Giugno, 2017 | di Emanuele Rauco
Sieranevada
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5
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Il gelo in una stanza
La storpiatura lessicale del titolo non viene mai spiegata nel nuovo film del regista rumeno Cristi Puiu, che arriva nelle sale italiane dopo essere stato presentato in concorso al Festival di Cannes dello scorso anno: ma la forza di Sieranevada sta nel comunicare senza mai doversi spiegare, nel coinvolgere lo spettatore creando una strana e paradossale aria di famiglia senza presentare personaggi e relazioni, ma mostrandoli nel loro farsi, nell’evoluzione, piombando in medias familias, più che in medias res.

Una studiatissima casualità stilistica di sapore documentario che, nella sceneggiatura dello stesso Puiu (che riprende e amplia la struttura di La morte del signor Lazarescu), diventa un ironico dramma familiare tutto centrato sull’anniversario della morte del capofamiglia e su una celebrazione quanto mai accidentata in cui, mediacriticasieranevada_290come in una versione popolare e caucasica di Il fascino discreto della borghesia, è impossibile mangiare senza che accada un imprevisto, senza riaprire ferite, rimossi, rancori. Una struttura da consumato drammaturgo che Puiu mette in scena attraverso i moduli del cinema d’autore radicale, estenuando la forma in lunghi piani sequenza che riflettono sulla presenza della macchina da presa (che diventa un membro di famiglia onnipresente e spaesato), che gioca con il senso del punto macchina come punto di partenza di ogni raccordo e di ogni racconto e che riesce – tornando al paradosso di partenza – a coinvolgere lo spettatore, almeno quello capace di farsi trascinare da un ritmo e da una tensione interni così precisi e compatti da avvincere, da superare le diffidenze (per esempio, sulle tre ore di durata), da regalare sorrisi, palpiti e riflessioni familiari e per questo universali. Sieranevada, anche se visivamente sembra sempre tenersi fuori dal racconto, anche se riprende i personaggi a distanza, in figure intere e piani medi, anche se non alza mai il tono per farsi ascoltare dallo spettatore, costruisce una prossimità con i personaggi notevolissima, riesce a diventare un affresco pulsante di una famiglia che è universale, un Parenti serpenti che oltre le meschinità si apre agli affetti impossibili e alla storia, ponendosi nel difficile equilibrio tra sentimento e fastidio. L’equilibrio che vige in ogni famiglia: bisogna essere bravi per riuscirci. Puiu evidentemente lo è molto.

Sieranevada [id., Romania/Francia/Croazia 2016] REGIA Cristi Puiu.
CAST Mimi Branescu, Judith State, Sorin Medeleni, Ana Ciontea, Tatiana Iekel.
SCENEGGIATURA Cristi Puiu. FOTOGRAFIA Barbu Balasoiu. MUSICHE Bojan Gagic.
Drammatico, durata 173 minuti.

5 Comments

  1. gentle says:

    Visto al Trieste Film Festival, ma mi mancavano gli ultimi 20 minuti! Felice che esca al cinema

  2. Dory says:

    concordo; è un film molto accattivante e coinvolgente una volta accettate le regole del gioco (e si accettano molto presto); non avevo pensato al parallelo con “Il Fascino discreto della Borghesia”, ci sta!

  3. Gheppio-72 says:

    Piaccia o non piaccia, un suicidio farlo uscire a giugno… certo, meglio di niente. Però chi va a vederlo deve DAVVERO capire cosa sta andando a vedere, altrimenti lo odia dopo 20 minuti

    • Edop says:

      Penso che il problema della percezione di questo tipo di film non dipenda dal periodo in cui vengono distribuiti; ho visto però le reazioni di coppie andate al cinema probabilmente solo per l’aria condizionata scegliendo film a caso; un signore anziano ha affermato che è più noioso addirittura di “Ladri di biciclette”

  4. Pingback: Mr. Ove - Mediacritica – Un progetto di critica cinematografica

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