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In questo numero

Retrospettiva William K. Howard

sabato 1 Luglio, 2017 | di Francesco Grieco
Retrospettiva William K. Howard
Cinema Ritrovato
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Il Cinema Ritrovato – XXXI edizione, 24 giugno – 2 luglio 2017, Bologna

Torna a casa, analessi!
Attivo fin dagli anni Venti, William K. Howard è una figura da riscoprire della Hollywood classica. Della parziale retrospettiva curata da Dave Kehr, nel programma del Cinema Ritrovato 2017, fanno parte solo cinque titoli, tutti appartenenti al periodo sonoro. Due sono del 1931. Don’t Bet on Women, girato in poco più di due settimane, è tra i film più divertenti di Howard, tutto giocato sulle situazioni imbarazzanti, i dialoghi brillanti, la guerra dei sessi da cui il cinico playboy e l’avvocato conservatore escono entrambi sconfitti, mentre a vincere sono le donne: l’intraprendente Tallulah e soprattutto l’astuta Jeanne.

Più complesso è l’altro film della rassegna uscito nel 1931, Transatlantic. Ambientato su una nave da crociera, è un film dove Howard, coadiuvato dal grande direttore della fotografia James Wong Howe, precursore dell’illuminazione da film noir, sfoggia un controllo assoluto dello spazio e delle comparse, tra deep focus, carrellate ed elaborati pianisequenza.mediacritica_william_k_howard_290 L’attore protagonista è lo stesso Edmund Lowe di Don’t Bet on Women, anche qui nel ruolo di un giocatore d’azzardo. Realismo e naturalezza delle interazioni, coralità della trama, personaggi incatenati in una serie di relazioni vecchie e nuove, all’insegna del tradimento, della menzogna. Lo spettro della crisi del ’29, nel fallimento della banca di Graham, vittima di un tentato omicidio. Due scene da ricordare: la danza indiavolata di Greta Nissen e il sottofinale pieno di suspense e d’azione, nella sala macchine. Violenza e infedeltà sono anche gli ingredienti principali di The Trial of Vivienne Ware, dell’anno successivo. Il ritmo rapido delle battute e la sofisticata struttura a flashback i pregi più grandi del film. A livello stilistico, da segnalare un utilizzo spregiudicato delle panoramiche a schiaffo, a indicare tanto un cambio di luogo, quanto un salto nel tempo. Nel 1932 Howard dirige anche Sherlock Holmes, con Clive Brook nei panni del celebre detective ed Ernest Torrence in quelli del suo acerrimo e storico nemico, Moriarty. Se il personaggio di Watson è secondario nel film, un peso maggiore hanno Alice, fidanzata di Holmes, e il piccolo Billy. È un film gradevole, ma meno personale, nella carriera di Howard. Eppure, rimangono nella memoria i chiaroscuri della fotografia di George Barnes e la scelta di luoghi insoliti come un museo delle cere e un negozio di animali. Dai film di gangster dell’epoca, Howard prende in prestito la spettacolarità nella rappresentazione del pub distrutto a colpi di mitra e fatto saltare in aria dai malviventi. Scritto da Preston Sturges, autore sempre attento al tema della disuguaglianza sociale, e dominato da un memorabile Spencer Tracy magnate delle ferrovie, il malinconico The Power and the Glory (1933) è il trionfo del flashback, dell’innovativo “narratage” e del panfocus. Un ritratto dettagliato di un self-made man travolto dal successo, dal punto di vista di uno dei suoi pochi veri amici. Il rapporto con la moglie, cornificata con una donna più giovane, la nascita del figlio, lo sciopero dei ferrovieri represso nel sangue. Un modello per tutti i biopic a venire. Evidente la sua influenza su Quarto potere e su tutti i film degli anni Quaranta e Cinquanta in cui la voice over diventerà espediente comune. Modernità di Howard!

One Comment

  1. Mauro Ics says:

    Non conosco William Howard, ma il titolo di questo articolo è geniale 🙂

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