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In questo numero

Le catene della colpa (1947)

sabato 8 Luglio, 2017 | di Marco Longo
Le catene della colpa (1947)
Cinema Ritrovato
1
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Voto autore:

Il Cinema Ritrovato – XXXI edizione, 24 giugno – 2 luglio 2017, Bologna

Destino fatale
L’omaggio de Il Cinema Ritrovato alla lunga e ricca carriera di Robert Mitchum (“Un attore con due volti” è il titolo del programma di film a lui dedicato) non poteva mancare del troppo poco ricordato Le catene della colpa, diretto nel 1947 da Jacques Tourneur e da molta critica celebrato come uno dei più riusciti film noir di sempre.

Scritto da Daniel Mainwaring (con il nome di Geoffrey Homes) a partire dal suo stesso romanzo Build My Gallows High, il film fu girato per buona parte a Bridgeport, un paesino della Sierra Nevada dove Tourneur amava andare a pescare, e si fonda sull’idea, perfettamente coerente al genere, che il passato di un uomo possa gettare la propria ombra su ogni ipotesi di futuro. mediacritica_le_catene_della_colpa_290È così per il laconico Jeff Bailey, gestore di una stazione di servizio di provincia, che vive e lavora quasi in sordina frequentando, con sentimenti sinceri, la giovane Ann, contro il parere della famiglia conservatrice di lei. La visita inattesa dello scagnozzo di Whit Sterling, un gangster per cui ha lavorato, costringe Jeff a rivelare a Ann tutti i propri segreti: un passato torbido fondato sulla triangolazione, psicologica e sentimentale, tra lui (che in realtà si chiama Jeff Markham ed era investigatore privato), lo stesso Sterling e l’amante di quest’ultimo, Kathie Moffat, di cui Jeff si innamorò ricambiato e a cui poi riuscì a sottrarsi prima di finire nei guai. Quella che insomma sembrava una vicenda erotico-criminale sepolta tra le pieghe della coscienza si fa nuovamente perentoria, dotando l’intreccio di quell’ineludibile senso di predestinazione a cui Jeff vorrebbe venir meno, ma che lo insegue lungo le traiettorie del tempo, fino a un tragico epilogo. Il film esalta questa tensione costruendo, senza troppi indugi, una spirale chiaroscurale di inganni e ambiguità, tra passato e presente. Mitchum e Kirk Douglas, nei ruoli di Jeff e Sterling, sembrano parlare due lingue attoriali clamorosamente diverse: Douglas in continuo slancio dinamico, quasi un moto ossessivo per riempire la scena, Mitchum praticamente immobile, un’intera personalità restituita in un gioco di sguardi o in un silenzio. Film platealmente misogino, non solo nell’ambivalenza patologica del ritratto di Kathie (una memorabile Jane Greer), che continua a voltare le spalle e poi riconquistare ciascuno dei suoi due uomini, ma anche nell’idea di metterne in scena la sua nemesi perfetta, una Virginia Huston angelicata e comprensiva nel ruolo di Ann. Nonostante i cortocircuiti, resta un film dalla dinamica impressionante, citato fino agli anni recenti (le confessioni in auto…) e forte di una scrittura tutta ritmi e trovate, dove i dialoghi la fanno da padrone restituendo le arguzie di un cinema forse perduto. Il passato non ci libererà mai, ma che avventura la vita.

Le catene della colpa [Out of the Past, USA 1947] REGIA Jacques Tourneur.
CAST Robert Mitchum, Jane Greer, Kirk Douglas, Rhonda Fleming, Virginia Huston.
SCENEGGIATURA Geoffrey Homes, Frank Fenton (tratta dal romanzo Build My Gallows High di Daniel Mainwaring). FOTOGRAFIA Nicholas Musuraca. MUSICHE Roy Webb.
Noir, durata 87 minuti.

Le catene della colpa (1947)
4.2 5 84%

One Comment

  1. Harley Cec. says:

    Capolavoro dei capolavori… forse il miglior noir di sempre?

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