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Fargo – Season 3

sabato 22 luglio, 2017 | di Emanuele Rauco
Fargo – Season 3
Serie TV
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Voto autore:

Un francobollo per due
Uno dei motivi del successo e dell’imposizione come modello produttivo per le tv via cavo (e non solo) della mini-serie antologica – ovvero ogni stagione una storia ma un unico filo conduttore – è che dà la possibilità di affezionarsi limitando gli abbandoni di spettatori strada facendo e soprattutto permette di ridefinire narrazioni, scelte visive, modalità di costruzione e comunicazione di anno in anno, permettendo strategie più ampie.

Fargo di sicuro utilizza al meglio queste possibilità: non variazioni sul tema (il crimine grottesco, l’ironia atroce del destino, la neve e la provincia USA, le donne: quelli del film dei Coen), ma reinvenzioni quasi da zero. Questa terza stagione si basa innanzitutto sul fascino di un attore, Ewan McGregor, alle prese con due ruoli: i gemelli Stussy, mediacritica_fargo_season_3_290di cui uno mezzo derelitto appassionato di gioco e uno ricco imprenditore. Tra di loro un preziosissimo francobollo che si contendono in modo aspro: quando il poveraccio organizza il furto ai danni del ricco, il destino e un ladro fatto e ubriaco sbaglieranno persona e complicheranno incredibilmente le cose. Noah Hawley – showrunner, autore e spesso regista della serie – sfrutta al massimo le indicazioni delle due annate precedenti, soprattutto i limiti di personaggi e tono narrativo della seconda e ottiene con Fargo 3 un equilibrio raro nella serialità. Ovvero quello tra narrazione/racconto e stile/senso, avvicinandosi a quel linguaggio del cinema che molto spesso – nel discorso culturale attorno alla tv – si confonde semplicemente con i valori produttivi legati alla semplice messinscena (vedasi Game of Thrones, per esempio): Hawley ha utilizzato Legion come terreno di sperimentazione visuale prendendo quel caleidoscopio confuso e mirabolante e adattandolo a un plot molto meglio costruito. Così facendo, l’autore rende Fargo 3 un noir intenso e sardonico, complesso e sfaccettato, in cui i livelli di scrittura dei personaggi, articolazione del racconto, lavoro cinematografico si fondono grazie a una direzione che ha davvero il gusto della regia, che davvero usa le immagini e il montaggio, le invenzioni visive per raccontare e comunicare qualcosa che vada al di là del mero intreccio. Per esempio: la bellezza dell’inserto animato nel 3° episodio, che commuove costruendo un livello di comprensione di un personaggio senza doverlo dire; o ancora il modo in cui nel 6° episodio viene utilizzato il colpo di scena. E più in generale Hawley ha un approccio diverso per ogni episodio o sequenza, superando l’esercizio di stile, dando sfumature di significato al contenuto attraverso la sua forma. E la tv, anche di culto, lo fa abbastanza di rado.

Fargo [id., USA 2014 – in corso] IDEATORE Noah Hawley.
CAST Ewan McGregor, Mary Elizabeth Winstead, Carrie Coon, Goran Bogdan, David Thewlis.
Thriller, durata 50/55 minuti (episodio), stagione 3.

Fargo – Season 3
4 4 80%

One Comment

  1. Adone666 says:

    Mi pare la stagione che – più di altre – riprende l’universo autoriale dei Coen. In cui l’indagine esistenziale si riflette in un coacervo di domande irrisolte, in cui i protagonisti hanno solo una superficie mitologica che si rivela patina o scorza. Che cerca – inutilmente – di nascondere incapacità di affrontare la caducità dell’esistenza (quando va bene) o semplice idiozia. Il villain è il Dio stronzo (che non è una bestemmia, purtroppo, in questo caso.
    Una serie che, però, secondo me non fa altro che lasciarsi trascinare dall’energia sociale prodotta in precedenza.

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