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In questo numero

Oltre il giardino (1979)

sabato 30 Settembre, 2017 | di Filippo Zoratti
Oltre il giardino (1979)
Speciale Ospiti Inattesi
5
Voto autore:

SPECIALE OSPITI INATTESI
La vita è uno stato mentale
Chance Giardiniere è un foglio bianco: non ha un’identità, non ha una storia, non possiede documenti e nessuno l’ha mai incrociato prima. Chance non è nessuno, e proprio per questo può essere chiunque. Ognuno può vedere riflesso in lui, a proprio piacimento, le caratteristiche che più preferisce: Chance è filosofo, è politico, è gran seduttore e uomo carismatico dal basso profilo che non lascia trapelare nulla di sé.

Tra chi sceglie di apparire – alle soglie della società dell’immagine propugnata dalla televisione – e chi decide pervicacemente di essere, c’è lui, che semplicemente “sta” al mondo. Qui è racchiuso il senso del titolo originale di Oltre il giardino, ovvero Being There: il protagonista passerebbe volentieri tutta la sua esistenza nella magione che lo ospita da quando ha memoria,mediacritica_oltre_il_giardino_290 offrendo in cambio le sue prestazioni da giardiniere, ma non può più. Il padrone di casa è morto e lui deve modificare per forza di cose il suo stato di immobilismo, spostandolo da dentro (le piante da curare, i pasti e le lunghe sedute davanti al mezzo catodico) a fuori. Non è uno sforzo eccessivo per l’analfabeta di mezza età Chance, semplicemente perché lui non ha la minima idea di cosa esista o meno all’esterno. La sua cifra è l’osservazione, asettica e distante, replicata all’infinito: quella “formativa” della tv e quella “concreta” dell’auto che appena uscito lo investe. Non a caso il Nostro resta stupito: il fatto di provare dolore gli sembra un’anomalia, rispetto alla quotidianità del piccolo schermo in cui guardare qualcuno farsi del male non modifica la sua condizione. Sbaglieremmo tuttavia a definirlo un pesce fuor d’acqua, un essere a disagio: nella villa che lo accoglie – per farsi curare dopo l’incidente – Chance (interpretato da un gigantesco Peter Sellers, che volle fortissimamente il film dopo essersi innamorato del romanzo di riferimento Presenze) è la persona giusta al momento giusto. È l’ospite inatteso che tutti aspettavano: su di lui si catalizzano i desideri di successione politica del vecchio Ben, le brame voluttuose della giovane Eve e le necessità culturali dell’alta società, che accoglie i suoi inviti alla “potatura dei rami secchi” come un’esortazione a superare il momento di crisi finanziaria (mentre lui, Chance, sta solamente parlando del prato poco curato che vede dalla finestra). Profetico e attualissimo, Oltre il giardino è un crogiuolo di modernità e un saggio sulla comunicazione umana che non invecchia mai. Un capolavoro di pungente satira che andrebbe rivisto ogni tot anni, per scoprire che il mondo là fuori continua ad essere popolato (e governato) da uomini privi di qualunque qualità, che proprio per la loro totale inettitudine sono i più adatti ad essere innalzati persino al rango di semi-dei. Fino a farli – letteralmente – camminare sulle acque…

Oltre il giardino [Being There, USA/Gran Bretagna 1979] REGIA Hal Ashby.
CAST Peter Sellers, Shirley MacLaine, Melvyn Douglas, Jack Warden.
SCENEGGIATURA Jerzy Kosinski (tratta dal suo romanzo Presenze). FOTOGRAFIA Caleb Deschanel. MUSICHE Johnny Mandel, Buffy Sainte-Marie, Eumir Deodato.
Commedia/Drammatico, durata 130 minuti.

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