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Bright

sabato 13 gennaio, 2018 | di Michele Galardini
Bright
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Netflix è il messaggio
In una Los Angeles ucronica l’agente di polizia Ward e il compagno di pattuglia Jakoby, un orco rinnegato dal clan della propria razza, si trovano casualmente in mezzo a una lotta millenaria per il possesso di una bacchetta magica che dovrebbe risvegliare il signore oscuro degli elfi.

Se con Suicide Squad David Ayer era riuscito a portarsi a casa un Oscar – seppur in una categoria minore e per merito di due italiani – con Bright avrebbe buone probabilità di ripetersi solo nel caso in cui l’Academy decidesse di istituire oggi, a meno di due mesi dalla cerimonia, il premio come “Maggior utilizzo di proiettili andati a vuoto in un fantasy”. mediacritica_bright_290Esiste una cosa chiamata “linea editoriale” che tutti, da Sky alla Gazzetta di Casalpusterlengo, devono seguire per distinguersi da Amazon Video o dal Corriere di Santa Croce sull’Arno e intercettare un certo tipo di spettatori/lettori. Netflix non ha un messaggio, Netflix è il messaggio. Tra le sue produzioni troviamo documentari ultra-hipster, il futuro dell’animazione seriale per adulti, tentativi di revival che a forza di ammiccare hanno tutti gli occhi paralizzati, film da festival (in senso buono, s’intende) etc. fino ad arrivare a Bright che è la versione di GTA: San Andreas scritta da un Dungeon Master. Ognuna di questa categorie parla ad un segmento specifico di audience tranne Bright che sarebbe stato un ottimo film della Asylum, magari intitolato Bad cops with magic wands e successivamente uno straordinario film porno – con il medesimo titolo – se solo qualcuno avesse avuto il coraggio, in un punto qualsiasi della (pre)produzione, di dire “signor Ayer si fermi, la prego”. Non ci saremmo persi niente: personaggi che sparano una media di 30 proiettili al secondo riuscendo a colpire qualunque punto tranne il bersaglio prima di soccombere per un solo colpo in mezzo agli occhi; protagonisti che hanno un obiettivo ma non si ricordano quale ma ormai sono usciti di casa; antagonisti che hanno un obiettivo ma poi è passato il carretto dei gelati e allora una coppetta piccola con crema e pistacchio grazie; apparizioni che sembravano possibilità narrative – le fate, il drago, l’oscuro signore – e invece il budget c’è o per quelle o per le pizze e quindi chi ha ordinato la maialona? Non ci saremmo persi niente di tutto questo ma, almeno, avremmo impiegato un decimo dell’attenzione per divertirci il doppio. Questa recensione eccessivamente lunga poteva essere riassunta con questo brevissimo scambio di battute per il quale ringrazio Paola Brembilla: “Ho visto un film su Netflix”, “No, hai visto Netflix”.

Bright [id., USA 2017] REGIA David Ayer.
CAST Will Smith, Joel Edgerton, Noomi Rapace, Lucy Fry, Chris Browning.
SCENEGGIATURA Max Landis. FOTOGRAFIA Roman Vasyanov. MUSICHE David Sardy.
Azione/Fantasy, durata 117 minuti.

Bright
2.7 7 54.29%

3 Comments

  1. Rollin' says:

    Forse mi sfugge qualcosa: perché questo accanimento contro Bright? Non ha nulla di diverso da uno qualsiasi dei cento film action spacconi che vediamo al cinema ogni anno! O forse visto che è Netflix dovrebbe per qualche ragione di default essere un prodotto “di qualità”? Abbiamo le sale inondate di questi prodotti “medi”: perché non c’è sempre allora questa levata di scudi?

  2. Michele Galardini says:

    Non c’è alcun “effetto Netflix” che condiziona il giudizio sul film. Semplicemente stiamo parlando di un prodotto in cui impianto narrativo (la trama, questa sconosciuta) e visivo (siamo ancora ai ralenti delle sparatorie) fanno a gara a chi scricchiola di più. Di base la fantascienza o, come in questo caso, il fantasy nascono da esigenze che sono proprie di questi linguaggi e servono a immaginare mondi alternativi/futuri/impossibili, mentre qui è uno sciocco divertissement giocato con totale sprezzo dell’intelligenza dello spettatore (che si chiede, giustamente, “ma il drago che vola sulla città quando sputerà fuoco?” e invece nulla).
    Per chiudere: un film brutto è brutto anche in sala, anzi forse di più.

  3. ETo'RE says:

    uno sfregio verso tutte le centinaia di migliaia di sceneggiature che vengono buttate nelle spazzature di Hollywood ogni anno.

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