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Il cacciatore Gracco

sabato 20 gennaio, 2018 | di Erasmo De Meo
Il cacciatore Gracco
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6
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Nel solco dei grandi
Il cacciatore Gracco di Martoz è un’opera immensa, dalle ambizioni smisurate: rifare Kafka con un linguaggio contemporaneo e allo stesso tempo arcaico, mettendo nel calderone mitologia, avventura, viaggi picareschi, meccanismi da favola tradizionale, scienza e navigazione web. Il tutto in un cosmo figurativo in cui regna il caos baroccheggiante di un disegno elementare e fuori controllo, ma proprio per questo esplosivo e materico.

Il cacciatore Gracco è un’opera immaginabile solo da un italiano, erede di Dante Alighieri, Teofilo Folengo, Galileo Galieli, del futurismo, di Gadda e di Jacovitti. Si può cogliere l’estrema portata delle pagine di Martoz solo se considerate in questo solco, in questo itinerario di immaginazione illimitata, che ha trascinato dentro di sé tutto e il contrario di tutto,mediacritica_il_cacciatore_gracco_290 l’alto e il basso, il classico e il triviale, l’irrefrenabile abbondanza di vitalità e l’assoluta mancanza di riverenza. Alessandro Martorelli, in arte Martoz, come i suoi predecessori, stravolge il canone con un’arte personalissima che pesca ovunque, rappresentando nel molteplice l’uomo contemporaneo, indefinito e poli-specializzato. Il punto di partenza è uno dei racconti lasciati incompiuti da Franz Kafka, uno di quei casi in cui l’abbozzo, il non-finito, sembra essere la forma perfetta, l’unica possibile, per quel contenuto. Un cacciatore distratto da un camoscio cade da una rupe e muore ma l’imbarcazione che avrebbe dovuto traghettarlo nell’altro mondo sbaglia percorso e non ritrova più la strada, ritornando a solcare i mari e le terre dei vivi per l’eternità. Martoz amplia a dismisura il racconto, non negandosi alcuna intuizione e non tralasciando nessuna delle suggestioni che le righe kafkiane donano con profusione terribile. Battaglie, sfide e conquiste riempiono la pagina; formule matematiche, chimiche e codici informatici – il ben noto errore 404 di “pagina non trovata” segnala il momento in cui la barca funeraria non trova il percorso per l’aldilà – sorprendono e accumulano livelli di significazione. Il viaggio, diviso in capitoli, è una sorta di maccheronica redenzione o riconciliazione con il mondo dei vivi, dal buio dell’incomprensione alla falsa chiarezza finale: i tempi cambiano ma l’uomo resta incomprensibile. A tale scopo la lingua usata da Gracco e interlocutori è una lingua fuori dal tempo, storpiata, piegata all’uso, esagerata, che accomuna latinismi, dialetti e scomposizioni onomatopeiche, rendendola un dispositivo espressionista, capace di scalfire ogni resistenza grammaticale. «Ho imparato abbastanza lingue nel corso dei secoli, e potrei fare da interprete fra gli antenati e i contemporanei», è così che Martoz, forse anche involontariamente, compie un’azione fondamentalmente critica e culturale eleggendo Gracco a simbolo dell’uomo, ancor più se italiano, alla ricerca di se stesso, spaventato da un passato che sempre torna, immane e scintillante, pesantissimo e accattivante.

Il cacciatore Gracco [Italia 2017]
TESTI E DISEGNI Martoz (Alessandro Martorelli).

EDITORE Fandango. COLLANA Coconino Cult.
Graphic novel, 408 pagine.

Il cacciatore Gracco
4.5 11 90.91%

6 Comments

  1. Berto Attoli says:

    Chi ha scritto l’articolo mostra certamente cultura e competenza. Mettere però un fumetto sulla scia di Dante e Galilei non è un po’ troppo? Dovremmo imparare a gridare meno al capolavoro e a ridare le giuste priorità alle forme d’arte.
    Saluti.

    • Erasmo says:

      Salve Sig.Attoli, ha letto l’opera in questione? In base a cosa si può imporre una gerarchia tra le arti? La sensazione che ho avuto leggendo Il cacciatore Gracco non è stata diversa da quella che ho provato leggendo la Divina Commedia o Il pasticciaccio, c’è la stessa densità di invenzione e spessore in ogni vignetta come c’è in ogni terzina o periodo degli autori citati. Perché dovrei giudicarla inferiore?

      • Berto Attoli says:

        Non l’ho letta a dir la verità. Mi sono promesso di farlo non appena ne abbia la possibilità. Il mio discorso muoveva contro il livellamento di forme di arte più colte e più popolari. Non si può mettere tutto allo stesso piano e ogni persona di buon senso mi renderebbe giustizia. Se a livello personale può averle suscitato le stesse sensazioni della Divina Commedia – le giro la domanda, l’ha davvero letta o stiamo parlando di reminiscenze scolastiche? – ciò non vuol dire che siano equiparabili. Dante può essere paragonato ad un fumetto solo in due casi. O il lettore è in cerca di “sensazioni” e non di sostanza, per cui il livellamento avviene tutto nella sua percezione che è molto influenzata da gusti e attitudini, oppure, caso assai peggiore, il lettore non è in grado di cogliere l’importanza di un’opera letteraria, che ha dietro un lavoro ben più ampio, di elaborazione e costruzione, rispetto ad un fumetto che dai disegni inclusi anche qui nell’articolo denota una certa sciatteria e una certa approssimazione.

        • Clara says:

          Berto, va bene tutto ma parlare di una certa sciatteria e approssimazione dei disegni denota solo una certa sciatteria e approssimazione nello studio della storia dell’arte. Anche qualche reminiscenza scolastica basterebbe a capire che sei fuori strada. Picasso allora non sapeva disegnare!? :)

          Non ho letto Il cacciatore Gracco (lo farò presto) ma ho amato la Divina Commedia. Il critico mi sembra bravo, sto leggendo altre sue recensioni….ma possibile che solo lui si sia reso conto di trovarsi difronte a tale capolavoro secolare? Ecco, su questo ho qualche dubbio!

          • Erasmo says:

            Innanzitutto grazie per i complimenti. Come ogni capolavoro secolare c’è sempre bisogno di qualcuno, anche isolato, che cominci a considerarlo tale. Il consenso unanime arriva solo quando i tanti fruitori isolati cominciano a creare un’influenza tale da creare un giudizio inconvertibile. Chi potrebbe oggi anche solo opporsi all’idea che la Divina Commedia sia il capolavoro che da secoli viene letto come tale? Sarebbe accusato di incultura, di “sciatteria” o magari di eccentrismo. L’importante è valutare sempre ogni cosa con occhi e orecchie immuni dal conformismo e dalle classificazioni a priori.
            Il mio giudizio è innegabilmente e necessariamente impregnato dei miei gusti, ma mi azzardo a dire che chi giudica positivamente i labirinti kafkiani e la varietà pindarica di Dante non può valutare negativamente Martoz. Gli strumenti espressivi sono gli stessi e non sono macchiati di epigonismo, hanno invece la vitalità delle cose dirette e spontanee, senza nessun intellettualismo.

        • Erasmo says:

          Come si può parlare a sfavore di qualcosa senza conoscerla e allo stesso tempo pretendere, come criterio irrinunciabile, che gli altri sappiano di cosa stanno parlando e usino a ragione i paragoni?
          Certo che ho letto la Divina Commedia, integralmente e approfonditamente, altrimenti non la conoscerei davvero e non potrei mai usarla in paragoni e giudizi come in questo caso. Il lavoro dietro un’opera può essere enorme o striminzito, ma ciò non dipende certo dall’ambito artistico, quanto dall’autore, dalle sue idee e dai suoi scopi! Si può scrivere un romanzo con approssimazione, come si può scrivere un fumetto con anni di studio storico e artistico alle spalle. Il cacciatore Gracco è pieno di riferimenti e chi siamo noi per giudicare la faciloneria e non invece attribuire loro il giusto peso? Di certo è un’opera moderna e in quanto tale veloce, mobile e “ridotta” nel tempo e al tempo in cui viviamo. Non ha pretese di opera universale eppure ha dentro di sé un universo!
          La legga senza pregiudizi e poi potremo riparlarne davvero.

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