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Fabrizio De André – Principe Libero

sabato 27 Gennaio, 2018 | di Eleonora Degrassi
Fabrizio De André – Principe Libero
In sala
2
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Verranno a chiederti di Fabrizio De André
Due mani si cercano nel buio, spaventate e disperate. Le dita si tendono, nell’aria sarda alla ricerca di altre dita. Terrorizzati e atterriti Fabrizio (De André) e Dori (Ghezzi) camminano come gli amanti di Magritte, incappucciati, nella notte più lunga della loro vita che durerà quattro mesi.

“Dove è finito il tuo amore?” canta il cantautore genovese in Hotel Supramonte che trae ispirazione dai giorni di prigionia ed è proprio il loro amore sconfinato che emerge dai brevi istanti del sequestro in Gallura (1979), struggente incipit del lavoro di Luca Facchini, Fabrizio De André – Principe Libero (al cinema come evento speciale, trasmesso su Rai 1 il 13 e il 14 febbraio). Facchini, spinto e ispirato dalle canzoni, mediacritica_fabrizio_de_andre_principe_libero_290 file rouge all’interno del film, racconta quarant’anni di De André, dall’infanzia all’ultimo concerto, dalle notti brave assieme a Paolo Villaggio, all’amicizia con Luigi Tenco e al dolore per la sua morte, dall’amore per Puny, la prima moglie, a quello dirompente e senza freni per Dori. Fabrizio, Faber, B, De André è tutto questo e molto di più. Il film parte e si muove proprio dallo stato ossimorico in cui egli è vissuto, in bilico tra la sensibilità feroce e l’ironia malinconica, tra il debito incolmabile che sente verso la vita e la malriuscita accondiscendenza verso il padre quasi a voler espiare i propri privilegi. È alla ricerca perenne di libertà ma imbrigliato dalla stessa, turbolento come il mare della sua Genova ma delicato come le canzoni della sua produzione. La dipendenza dall’alcol, la frequentazione dei bordelli, l’infedeltà fanno sì che questa non sia una scontata agiografia ma il ritratto di un uomo pieno di paure, fragilità, contraddizioni, aiutato dall’interpretazione di Luca Marinelli che dà corpo a quelle labbra che serrano smaniosamente la sigaretta, a quelle dita che stringono il bicchiere di whisky, a quello stato febbrile che lo prende di giorno e di notte come fedele ancella. L’attore per una strana alchimia che ha del miracoloso cammina, suona, canta come De André ma la sua non è un’imitazione, anzi vibra di passione e verismo. Fabrizio De André non è sicuramente un’opera perfetta (qualche lungaggine, qualche evento romanzato, la lieve cadenza di Marinelli), non può contenere l’intera vita di una delle icone della cultura e della musica italiana, non trova risposte inerenti a lui e al suo essere, ma si mostra in tutta la sua genuinità e fa commuovere lo spettatore per un’interpretazione che non lascia indifferenti.

Fabrizio De André – Principe Libero [Italia 2018] REGIA Luca Facchini.
CAST Luca Marinelli, Ennio Fantastichini, Valentina Bellè, Elena Radonicich.
SCENEGGIATURA Francesca Serafini, Giordano Meacci, Luca Facchini. FOTOGRAFIA Gogò Bianchi. MONTAGGIO Clelio Benevento, Valentina Girodo.
Biografico, durata 193 minuti.

2 Comments

  1. Clara says:

    4 stelle? Li dovrebbero vietare i film su De André! Marinelli è penoso (come tante altre volte) e non riesce neanche in una scena a far capire la profondità del personaggio. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensano i fan del cantautore. Io come tale, l’ho trovato molto superficiale. Un opera per i “fan” post-mortem.

    • Frengo says:

      Concordo. Ad una fiction tv non si può dare un voto così alto. Esistono le eccezioni, va bene, e questo film non lo è

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