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Godless

sabato 17 febbraio, 2018 | di Erasmo De Meo
Godless
Netflix
5
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Voto autore:

Ancora il solito western?
In attesa dell’esordio seriale dei fratelli Coen su Netflix, proprio con sei episodi ambientati nel vecchio West, Godless riporta in auge un genere troppo spesso considerato chiuso e relegato al passato e alla classicità. Un’operazione possibile? Si può fare un western nel nuovo secolo senza restare invischiati nei vecchi schemi?

A La Belle, New Mexico, vivono quasi solo donne. In un incidente nelle ricche miniere di quarzo sono morti più di ottanta uomini e gli unici rimasti sono lo sceriffo che sta diventando cieco, il vicesceriffo giovanissimo e spaccone e un matto ex-minatore, arrivato il giorno stesso della disgrazia, di cui nessuno sa il nome. mediacritica_godless_290La fragile quiete della cittadina è continuamente messa in pericolo, basta una scorribanda di un paio di uomini a metterla sotto scacco. Lo sceriffo mostra sempre più i suoi limiti, assentandosi per lunghi periodi di cura e rivelandosi insicuro e spesso non più padrone della situazione. La Belle è in sostanza una cittadina indifesa che non aspetta altro che un potere più forte e questo, in un mondo “senza Dio” non si lascerà attendere. Le cronache sui giornali parlano di un terribile fuorilegge, Frank Griffin, che rade al suolo senza pietà ogni villaggio o città che incontra, accompagnato da una trentina di uomini avidi e violenti. La temibile masnada occupa gli incubi dello sceriffo McNue, soprattutto quando gli capita sotto le mani il ricercatissimo Roy Goode che si consegna alle sue manette. Uno degli scopi di Griffin e del suo diabolico vagabondare è proprio quello di ritrovare Goode con il quale aveva quasi instaurato un rapporto padre-figlio quando lo aveva accolto da orfano nella sua banda. Ma Roy, in disaccordo con le sue violenze e le sue idee, piantò Griffin lasciandolo con l’amaro in bocca ed una sensazione inguaribile di essere stato tradito. Di conseguenza dove c’è Goode arriva prima o poi anche Griffin e La Belle è col fiato in gola. Nel frattempo però una compagnia mineraria ricompra la miniera mandando molti uomini sul posto e Alice Fletcher, una giovane donna messa ai margini perché accusata di aver causato tutte le disgrazie di La Belle, si innamora di Roy, facendolo fuggire di prigione e scoprendone il buon cuore. Scott Frank, già sceneggiatore di film come Logan (2017), The Interpreter (2005) e Minority Report (2002), compie in Godless un lavoro solido ma non privo di pecche. Le figure sono smaglianti, piene di cliché la cui inevitabilità però non guasta. È l’andamento della serie che non regge neanche le sette puntate, troppa distrazione gratuita e forzata, troppi fili paralleli che tenuti alla lunga perdono di tensione. I conflitti e le soluzioni annunciate tardano troppo a venire e quando arrivano sanno di già assaporato. Per uscire dal canone western ci vuole più coraggio, ci vuole ben altro.

Godless [Id., USA 2017] REGIA Scott Frank.
CAST Jack O’Connell, Michelle Dockery, Jeff Daniels, Scott McNairy, Merritt Wever.
SCENEGGIATURA Scott Frank. FOTOGRAFIA Steven Meizler. MUSICHE Carlos Rafael Rivera.
Western, durata 70 minuti (episodio), 7 episodi.

Godless
3 5 60%

5 Comments

  1. Vale says:

    Mh mh, a me invece è piaciuta moltissimo! Spero in una seconda stagione, anche se non si capisce bene se ci sarà

    • GL says:

      Anche a me è piaciuta. Proprio perché ci sono tutti gli elementi di un western classico. Però la chiusura sembra forzata, dubito ci sarà un’altra stagione.

      Se comunque la serie viene accusata di aver avuto “poco coraggio” si potrebbe fare la stessa accusa a questa recensione che per 2/3 racconta solo la trama

      • Erasmo says:

        Finalmente qualcuno che dissente!
        Personalmente se volessi vedere un western classico guarderei un western classico e non una riedizione dove ogni elemento è già digerito e incasellato ed è rimescolato in quanto icona o in quanto merce. Basti vedere l’esecuzione di musica country da parte della famiglia di colore, con uno stile che sarà sviluppato almeno quarant’anni dopo.

  2. Kim says:

    il problema della serie è principalmente il ritmo, le puntate sono spesso inutilmente lunghe e alla fine tutto va come deve andare senza sorprese. il pregio sono le donne di La Belle e i rapporti collaborativi che si instaurano tra loro, tanto che tutta la caccia di e a Griffin mi sembra una specie di mcguffin, le cose interessanti stanno altrove.

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