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Expo and Expanded Cinema History

sabato 3 marzo, 2018 | di Nicole Braida
Expo and Expanded Cinema History
Festival
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FilmForum 2018 – XXV International Film Studies Conference, 28 febbraio – 7 marzo 2018, Gorizia

Il Filmforum Festival 2018 si è aperto con una serie di interventi intesi ad approcciare la storia del cinema, attraverso un percorso archeologico di analisi di installazioni di immagine in movimento in alcune fiere internazionali del passato più o meno recente. In particolare, durante la prima giornata del convegno goriziano si è parlato di Expo ’58 (Bruxelles) e di Expo ’67 (Montreal).

Secondo il progetto (Exposing the Moving Image: the Cinematic Medium across World Fairs, Art Museums, and Cultural Exhibitions) sono proprio le esposizioni universali ad essere un elemento cruciale per studiare le riconfigurazioni del mezzo cinematografico in un più ampio paesaggio mediatico.mediacritica_film_forum_2018_290
Malte Hagener, professore dell’Univesità di Marburg, ha presentato alcune immagini del padiglione canadese all’Expo 67 di Montreal. Il progetto era stato coordinato da due filmmaker del National Film Board of Canada, Colin Low e Roman Kroitor. Questi avevano ideato un edificio (the Labyrinthe) che ricordava il mito del minotauro, in cui due sale erano attrezzate con multischermi e collegate attraverso un percorso “labirintico”. Il tema delle immagini proiettate si riallacciava a quello di Expo, ovvero “l’uomo e l’eroe”. In una sala ovale con soppalchi uno schermo verticale su un lato ed uno orizzontale sul fondo trasmettevano delle immagini che comunicavano l’un’altra, ad esempio quella di un padre e di un bambino dalla parte opposta. Una volta raggiunta l’ultima sala attraverso il passaggio, vi erano qui installati cinque schermi in forma di croce che trasmettevano le immagini di un film diretto dagli stessi Low, Kroitor e Hugh O’Connor.
Questa particolare composizione di schermi è sintomatica per capire come l’immagine in movimento fosse già compresa non solo come mezzo educativo o di espressione artistica, ma anche come strumento di modellazione dello spazio, che mette in comunicazione l’immagine con l’ambiente stesso.
Wanda Strauven ha invece parlato di Expo 58 a Bruxelles e in particolare di due padiglioni, quello americano, dove Walt Disney aveva costruito un “Circarama”, poi chiamato “Circle Vision”, e quello del corpo del genio belga, che aveva creato un diorama mobile della mappa del Belgio.
Il Circarama, secondo i materiali di archivio rinvenuti, doveva essere composto da 11 proiettori e 11 schermi disposti in circolo sulla quale immagini di vari paesaggi erano corredati da musica e suoni stereofonici. L’attrazione secondo i media, era stata una delle più popolari (e verrà poi ripetuta in un’altra installazione a Montreal 67 con 9 proiettori).
In un’altra sezione dell’Expo il corpo degli ingegneri militari aveva invece progettato un edificio triangolare con una sezione dove era riprodotto in miniatura un diorama “elettronico” della mappa del Belgio del futuro. Da un ponte elevato era possibile infatti ammirare questo diorama, dove le autostrade erano percorse da miniature di auto in movimento, dove l’acqua bagnava le coste occidentali e dove venivano elettronicamente azionate le costruzioni di alcune opere ingegneristiche del futuro.
Come dimostrano questi due esempi, l’immagine in movimento non solo era vista come luogo di sperimentazione artistica e tecnica, per mostrare l’innovazione e il progresso tecnologico di una nazione, ma era essa stessa influenzata da precedenti o comuni pratiche visuali (come la foto aerea, usata allora ma in contesto militare). Un discorso mediatico che voleva non solo attrarre un pubblico curioso, ma che in qualche modo rimediava se stesso in forme spettacolari per dialogare e “costruire” l’identità culturale di un mondo globalizzato.

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