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Il giovane Karl Marx

sabato 7 aprile, 2018 | di Juri Saitta
Il giovane Karl Marx
In sala
2
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La teoria e la prassi
Per portare avanti un ideale e cercare di cambiare la società è doveroso coniugare la stretta militanza all’elaborazione teorica, la pratica quotidiana alla messa a punto di concetti più complessi e generali. Insomma, è necessario unire la prassi alla teoria.

In fondo, è proprio di questo che ci parla Il giovane Karl Marx, film con cui il regista haitiano Raoul Peck racconta alcuni anni della vita del grande pensatore tedesco, partendo dalla nascita del suo sodalizio con Friedrich Engels e arrivando fino alla stesura del Manifesto del Partito Comunista del 1848.mediacritica_il_giocane_karl_marx_290 Il lungometraggio in questione mostra come i due filosofi (e le persone a loro più vicine) abbiano continuamente incrociato la riflessione teorica a forme più dirette di lotta politica. Qui, infatti, si dà spazio sia alle discussioni puramente concettuali sulla dialettica, il lavoro e la proprietà che i due protagonisti intavolano con Prud’hon e altri intellettuali dell’epoca, sia agli episodi nei quali diversi personaggi hanno rischiato la loro incolumità fisica e materiale per le proprie idee: dalla sequenza dell’arresto all’espulsione dalla Francia di Marx, dalla rottura di Engels con il padre imprenditore ai sacrifici fatti dalla moglie dell’economista tedesco, Jenny von Westphalen, donna aristocratica che ha abbandonato agi e ricchezze per seguire con amore e passione politica l’allora squattrinato marito. Tutto ciò in un biopic dallo stile oltremodo classico e lineare, che opta per una regia piuttosto convenzionale e quasi illustrativa, comunque adatta agli intenti del cineasta haitiano: realizzare un lavoro didattico che narri in modo limpido e scorrevole gli anni giovanili dei due artefici del fondamentale testo comunista del 1848. Un’operazione apparentemente semplice, ma che rischiava in realtà di essere didascalica nella descrizione del contesto intellettuale del periodo, retorica nei momenti di maggiore conflitto politico e troppo celebrativa nella rappresentazione dei due uomini. Potenziali difetti che Peck riesce comunque a evitare grazie a un ritmo che mantiene una certa fluidità anche quando i dialoghi si fanno più astratti, a dei toni che rimangono sobri anche negli episodi più euforici, e a una sceneggiatura che non esita a mostrare alcuni difetti del filosofo teutonico, come per esempio l’eccessiva impulsività. Elementi che non fanno de Il giovane Karl Marx un’opera originale o eccezionale, ma sicuramente un lavoro riuscito e coerente nella sua volontà di essere didattico ma non pedante, chiaro ma non superficiale, elogiativo ma non agiografico.

Il giovane Karl Marx [Le jeune Karl Marx, Germania/Francia/Belgio 2017] REGIA Raoul Peck.
CAST August Diehl, Stefan Konarske, Vicky Krieps, Olivier Gourmet, Hannah Steele.
SCENEGGIATURA Pascal Bonitzer, Raoul Peck, Pierre Hodgson. FOTOGRAFIA Kolja Brandt. MUSICHE Alexei Aigui.
Biografico, durata 118 minuti.

Il giovane Karl Marx
3.5 2 70%

2 Comments

  1. Ulrich says:

    Si, il film è convenzionale come da molte parte parti si afferma, ma ha il merito di “romanzare” con tutti i limiti del verbo, (credo per la prima volta) uno dei personaggio che più hanno influenzato il mondo da due secoli a questa parte. E non mi sembra pochino. Gli attori sono all’altezza la trama scende – pedagogicamente e non pedantemente – liscia, fino alla pubblicazione del mitico “Manifesto” mostrando “tranche de vie” del tempo che possiamo vedere solo in alcuni esempi di letteratura del tempo filmata e forse più romanzata del nostro.

    • Ulrich says:

      Ah! … (sono sempre io) dite al direttore del doppiaggio che la tedesca TRIER in italiano e Trèviri e non (erroneamente) Trevìri come ricorda il DOP Dizionario di Ortografia e Pronuncia di Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini e Piero Fiorelli Ed. ERI.

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