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La prima notte del giudizio

sabato 7 luglio, 2018 | di Edoardo Peretti
La prima notte del giudizio
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Come ogni saga che si rispetti, con La prima notte del giudizio di Gerard McMurray anche la fantapolitica della serie The Purge ha avuto il suo prequel, dove si racconta di come nacque lo “sfogo”, la notte in cui ogni crimine è permesso e in cui i cittadini possono liberare i loro peggiori istinti. Appena saliti al potere, i Nuovi Padri Fondatore decisero di attuare questo esperimento limitandolo all’isola newyorkese di Staten Island, particolarmente adatta per la sua composizione demografica e sociale.

Il prequel scorre lungo i binari tracciati dai tre film precedenti, avanzando in maniera coerente con quello che la saga ha offerto e che il pubblico si aspetta, senza però presentare particolari novità. Funziona quindi come tutte le cose che decidono di sbarcare in un porto sicuro: innegabilmente bene senza però sorprendere e senza in fin dei conti andare oltre al coinvolgimento più immediato, aggiungendo poco alle riflessioni e alle metafore più vaste già fornite nelle puntate precedenti.mediacritica_la_prima_notte_del_giudizio_290
In realtà una novità ci sarebbe, ma solo fino ad un certo punto è dovuta alle caratteristiche del film. Si tratta di una contingenza storica che presenta pure il rischio di dare sovrainterpretazioni a questo prequel diretto da McMurray e di sottovalutare l’inquietante acume dei capitoli precedenti: stiamo parlando della coincidenza con la presidenza Trump e con lo shock che questa ha causato in ampi settori della cultura e dell’opinione pubblica. E un’eco che risuona per esempio all’inizio, quando il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, membro dei padri fondatori appena saliti al potere, proclama che il sogno americano è stato ucciso e che gli Usa torneranno presto grandi (inevitabile il link mentale al “Make America Great Again”). Conseguenza dell’era trumpiana è probabilmente anche la centralità delle minoranze afroamericane, che sposta l’ottica più generalmente legata ai ceti popolari ed emarginati dei capitoli precedenti e si allontana definitivamente da quella della borghesia wasp alle prese con i propri fantasmi e le proprie contraddizioni del primo film. A parte questo, come già accennato, la coincidenza con l’inizio dell’era trumpiana non porta grandi scarti, rimanendo, appunto, perlopiù tale.
Ritroviamo quindi la capacità di rielaborare in un’ottica puramente e orgogliosamente di genere le inquietudini striscianti della nazione e le ipotesi più pessimiste sulle conseguenze di alcuni dei più urgenti problemi contemporanei, mentre viene un po’ meno la riflessione sulla natura umana e soprattutto quella che lega “lo sfogo” alle più profonde fondamenta culturali statunitensi. Coinvolgente come sempre, e forse anche un pizzico più tamarra, è la ruspante e verace cornice di genere che, per quanto un po’ depotenziato, continua a reclamare uno sguardo privilegiato sulle paure più profonde e nascoste della nazione.

La prima notte del giudizio [The First Purge, USA 2018] REGIA Gerard McMurray.
CAST Y’Lan Noel, Lex Scott Davis, Marisa Tomei, Joiwan Wade, Steve Harris.
SCENEGGIATURA James Del Monaco. FOTOGRAFIA Anastas N. Michos. MUSICHE Kevin Lax.
Drammatico/action, durata 97 minuti.

La prima notte del giudizio
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